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Individuato un gene chiave per lo sviluppo del glioblastoma, il tumore cerebrale più diffuso e letale






Una riduzione della fosfolipasi C β1 (PLCβ1) – enzima che ha un ruolo chiave nella regolazione di molti meccanismi all’interno del sistema nervoso centrale – potrebbe essere alla base dello sviluppo del glioblastoma, il tumore cerebrale più diffuso e più letale tra gli adulti. A suggerirlo è una nuova ricerca guidata da studiosi dell’Università di Bologna e pubblicata sulla rivista Cellular and Molecular Life Sciences.

Il glioblastoma è un tumore del sistema nervoso centrale caratterizzato da una popolazione eterogenea di cellule geneticamente instabili, con alta capacità infiltrativa, promotrici di angiogenesi e resistenti alle terapie oggi disponibili. Se ne registrano circa 6 casi ogni 100.000 persone all’anno e ha spesso uno sviluppo rapido, tra 2 e 3 mesi.

La prognosi, purtroppo, è molto sfavorevole, con una sopravvivenza mediana tra 12 e 14 mesi. Le terapie principali si basano su interventi neurochirurgici, chemioterapia e radioterapia: tecniche altamente invasive, che non offrono cure definitive. Solo una piccola parte dei pazienti – tra il 3 e il 5% – sopravvive oltre i 3 anni dalla comparsa del tumore. Per questo è fondamentale riuscire ad individuare i meccanismi alla base dello sviluppo di questa malattia.

“A causa della sua complessità ed eterogeneità, questo tipo di tumore è in grado di sviluppare una resistenza alle terapie oggi in uso e di rigenerarsi rapidamente”, spiega Lucio Cocco, professore al Dipartimento di Scienze biologiche e neuromotorie dell’Università di Bologna, che ha coordinato lo studio. “Per questo motivo la gestione del glioblastoma è oggi una grande sfida e comprendere i meccanismi molecolari alla trasformazione del tumore potrebbe aiutarci a trovare una strategia terapeutica efficace”.

Molti indizi suggeriscono che la genesi del glioblastoma sia collegata al metabolismo dei fosfoinositidi, una famiglia di enzimi coinvolta nella regolazione di molti importanti processi cellulari. Tra questi, in particolare, le fosfolipasi svolgono diverse funzioni nelle cellule nervose e sono tra le più studiate in relazione ai tumori. Il gruppo di ricerca, in particolare, si è concentrato sulle fosfolipasi C β1 (PLCβ1): una tipologia particolarmente presente nel sistema nervoso centrale e nota per essere un enzima chiave in molti processi cerebrali.

“Abbiamo iniziato a lavorare a questo studio circa quattro anni fa, partendo dall’analisi della storia clinica dei pazienti”, dice Stefano Ratti, professore all’Università di Bologna e primo autore dello studio. “Il nostro obiettivo era arrivare alla comprensione dei meccanismi chiave che portano allo sviluppo della patologia a livello cellulare e molecolare, in modo da poter sfruttare queste nuove conoscenze sia a livello di prognosi che di diagnosi”.

Analizzando il ruolo delle fosfolipasi C β1 (PLCβ1), gli studiosi sono quindi riusciti a mostrare che l’espressione del gene responsabile della produzione di questo enzima è inversamente correlata al grado di malignità del tumore. Silenziando il gene, e quindi annullando la produzione dell’enzima PLCβ1, si genera un aumento della migrazione e dell’invasione delle cellule tumorali.

“La fosfolipasi C β1 è responsabile del comportamento fisiologico delle cellule nervose, e una sua riduzione rappresenta una tappa fondamentale verso la perdita del normale differenziamento cellulare e la crescita tumorale”, spiega in conclusione il professor Cocco. “Questo risultato, che è stato possibile solo grazie alla collaborazione interdisciplinare, potrebbe aprire la strada a nuove strategie terapeutiche basate sull’ingegneria genetica”.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cellular and Molecular Life Sciences con il titolo “Impact of phospholipase C β1 in glioblastoma: a study on the main mechanisms of tumor aggressiveness”. Per l’Università di Bologna hanno partecipato Stefano Ratti, Maria Vittoria Marvi, Sara Mongiorgi, Eric Owusu Obeng, Isabella Rusciano, Giulia Ramazzotti, Lucia Manzoli e Lucio Cocco, tutti attivi al Dipartimento di Scienze biomediche e neuromotorie. Hanno partecipato inoltre studiosi dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neutologiche di Bologna (Luca Morandi, Sofia Asioli, Matteo Zoli e Diego Mazzatenta) e Pann-Ghill Suh del Korea Brain Research Institute (Corea del Sud).

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