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La ricerca di eccellenza all’Università di Bologna: nel 2022 già quattro progetti finanziati dall’ERC, per oltre 5,5 milioni di euro






Diventano quattro i progetti guidati da ricercatrici e ricercatori dell’Università di Bologna che, dall’inizio dell’anno, hanno ottenuto un finanziamento dallo European Research Council (ERC), l’organismo dell’Unione Europea che premia studiosi di talento impegnati in attività di ricerca di frontiera. Un risultato che vale in totale oltre 5,5 milioni di euro.

L’ultimo riconoscimento è arrivato per il progetto UseFool guidato da Lucia Raggetti, ricercatrice al Dipartimento di Filosofia e Comunicazione. Il finanziamento ottenuto, del valore di 1,9 milioni di euro, è un Consolidator Grant: una tipologia di borsa ERC pensata per premiare ricercatori eccellenti con un periodo tra 7 e 12 anni di esperienza dall’ottenimento del dottorato.

Pochi giorni fa è invece arrivata la conferma di un altro finanziamento, da 1,1 milioni di euro, ottenuto da Maddalena Gretel Cammelli, ricercatrice al Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin”, per il progetto F-WORD. Si tratta, in questo caso, di uno Starting Grant: borsa ERC destinata a ricercatori ad inizio carriera con un curriculum scientifico che annuncia risultati di grande rilevanza internazionale.

Altri due Starting Grant per l’Alma Mater erano già arrivati a gennaio: per il progetto ABSTRACTION di Marianna Marcella Bolognesi (1,4 milioni di euro), ricercatrice al Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne, e per il progetto FFHiggsTop di Tiziano Peraro (1,1 milioni di euro), ricercatore al Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi”.

A questi risultati si aggiunge poi la recente nomina di Giovanni Sartor, professore ordinario di Informatica giuridica al Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Bologna, come nuovo membro – unico italiano – del Consiglio Scientifico dello European Research Council. Composto da 22 illustri scienziati e studiosi che rappresentano la comunità scientifica europea, il Consiglio Scientifico è l’organo di governo indipendente dell’ERC, che ha il compito di definirne la strategia e selezionare i valutatori per la revisione tra pari dei progetti presentati.

“I finanziamenti ottenuti nei bandi Starting e Consolidator Grant dell’ERC sono il riconoscimento dell’eccellenza scientifica e della creatività delle nostre ricercatrici e dei nostri ricercatori”, ha dichiarato il Prorettore per la Ricerca Alberto Credi, anch’egli responsabile di un progetto ERC. “La scelta di questi studiosi di sviluppare il loro progetto all’Università di Bologna sottolinea la vitalità del nostro Ateneo e il suo ruolo di primo piano sulla scena della ricerca internazionale, come peraltro confermato dall’arrivo a Bologna di vincitori di progetti provenienti da altre sedi in Italia e all’estero. Infine, la nomina di Giovanni Sartor nel consiglio scientifico dell’ERC è una notizia magnifica che riempie di orgoglio l’intera comunità dell’Alma Mater.”

 

IL PROGETTO USEFOOL DI LUCIA RAGGETTI

Finanziato con un Consolidator Grant ERC da 1,9 milioni di euro, il progetto UseFool approfondirà i modi in cui nel Medioevo arabo-islamico i ciarlatani e gli artisti che popolavano le strade e i mercati, utilizzavano la conoscenza delle sostanze naturali e della loro manipolazione per l’intrattenimento e la frode.

“Il progetto vuole ricostruire le raffinate nozioni tecniche padroneggiate dai diversi gruppi che, nel tardo Medioevo arabo, vivevano ai margini della società, dimostrando come quello che viene solitamente liquidato come ‘conoscenza popolare’ si configuri in realtà come una forma di ‘scienza di strada’”, spiega Lucia Raggetti, ricercatrice al Dipartimento di Filosofia e Comunicazione e Principal Investigator del progetto. “L’obiettivo è scrivere un nuovo capitolo nella storia culturale, sociale e materiale della conoscenza attraverso la lente della letteratura tecnica in arabo”.

I protagonisti di queste pratiche erano conosciuti come i Banū Sāsān. Queste figure ai margini del mondo islamico medievale si autorappresentavano come gli eredi ideali di un principe Sasanide caduto in rovina e finito a vagabondare per il mondo. I Banū Sāsān erano soliti organizzarsi in gilde, ognuna con la sua specializzazione, e parlavano tra loro in codice. Avevano grandi abilità tecniche, basate su conoscenze scientifiche avanzate, ma erano anche dotati di una grande abilità nel toccare le corde più profonde dell’animo umano (cupidigia, desiderio, paura) per manipolare la percezione della realtà e le azioni di chi assisteva alle loro rappresentazioni.

La “scienza di strada” che mettevano in pratica aveva in realtà molti punti in comune con la tradizione scientifica erudita. Ad esempio, erano in grado di creare figurine in cera che venivano animate attraverso un magnete naturale, o altri espedienti simili realizzati con materiali poco costosi e facili da reperire. Il funzionamento di questi artifici era vicino a quello degli automi animati da raffinati meccanismi che gli ingegneri arabi costruivano per le élite islamiche.

A partire da una serie di manuali su queste tecniche, composti tra il XII e il XV secolo, il progetto UseFool non solo studierà ma andrà anche a ricreare le pratiche dei Banū Sāsān e dei vari esperti di proprietà naturali. Dopo una prima fase di analisi filologico-testuale, si passerà infatti alla ricostruzione della dimensione materiale delle procedure, ricreandole in laboratorio. L’ultimo elemento che va a completare l’approccio metodologico, infine, è una vera e propria messa in scena delle dimensioni teatrali e performative contemplate da queste forme di frode e di inganno.

Il progetto si propone anche di mappare le fonti di questa letteratura tecnica in arabo, in modo da ricostruire le linee di trasmissione nel corso di un lungo arco di tempo e attraverso culture differenti, fino ad includere la relazione tra le fonti arabe e quelle del medioevo latino.

 

IL PROGETTO F-WORD DI MADDALENA GRETEL CAMMELLI

Finanziato con uno Starting Grant ERC da 1,1 milioni di euro, il progetto F-WORD punta ad esplorare come e perché il fascismo (la “parola con la f”) continui ad essere presente nell’Europa contemporanea. Per farlo, sarà realizzata una ricerca etnografica a partire da alcuni luoghi delle arti marziali e dello sport da combattimento, visti come contesti in cui esplorare in che modo le pratiche e i significati politici legati al fascismo vengono diffusi e sono recepiti dai giovani.

“A partire da questo contesto, cercheremo di esplorare come la storia europea e le politiche della memoria siano percepite ed elaborate nella vita quotidiana dei giovani”, spiega Maddalena Gretel Cammelli, ricercatrice al Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin” e Principal Investigator del progetto. “E come queste politiche vengano recepite e vissute dai ragazzi, anche in collegamento con rappresentazioni mitiche del passato e visioni utopistiche del futuro”.

Perché partire proprio dai luoghi dello sport da combattimento e delle arti marziali? La scelta nasce dalla necessità di individuare un ambito formativo in cui entrare in contatto con ragazzi giovani: in questo senso, il contesto delle palestre permette di vedere da vicino le modalità con cui si trasmettono valori, si creano affinità e relazioni, ci si forma. Inoltre, questi contesti sportivi sono stati messi in luce da diversi studi come luoghi in cui possono svilupparsi pratiche di diffusione di culture politiche a vario titolo neofasciste.

Nell’ambito del progetto sarà quindi realizzata un’indagine comparata in tre paesi europei – Belgio, Italia e Polonia – partendo dai contesti urbani dello sport da combattimento e delle arti marziali, per seguire le relazioni personali nonché le traiettorie di vita dei giovani coinvolti (di età compresa tra 18 e 30 anni). Partendo da questi luoghi, il progetto andrà infatti a tessere relazioni e interrogare le reti dei ragazzi. In questo modo, sarà possibile cogliere come certe simbologie e retoriche politiche vengono percepite, elaborate, recepite o contestate.

Oltre a questo, F-WORD propone un nuovo paradigma per l’esplorazione antropologica di condotte che possono descrivere una sorta di “fascismo contemporaneo”, inquadrando il tema attraverso la metodologia dell’etnografia femminista. Sarà così possibile capire come specifiche scelte metodologiche siano coinvolte nel processo di produzione della conoscenza e quali siano le rispettive conseguenze epistemologiche.

 

GIOVANNI SARTOR NEL CONSIGLIO SCIENTIFICO DELL’ERC

Professore ordinario di Informatica giuridica al Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Alma Mater, Giovanni Sartor è stato nominato tra i 22 componenti del Consiglio Scientifico dello European Research Council: è l’unico italiano del gruppo, che include illustri scienziati e studiosi in rappresentanza della comunità scientifica europea. Ruolo principale del Consiglio Scientifico è definire la strategia dell’ERC e selezionare i valutatori della revisione tra pari dei progetti che vengono presentati.

Il professor Sartor si occupa di tematiche che interessano il diritto, la filosofia e l’informatica. Ha contribuito a mettere a punto l’ambito di incontro tra intelligenza artificiale e diritto, sviluppando idee e modelli sul ragionamento giuridico e la rappresentazione della conoscenza. Il suo lavoro ha avuto un rilevante impatto sulla teoria giuridica, colmando il divario tra diritto e informatica.

Ha conseguito una laurea in Giurisprudenza e un master in Informatica all’Università di Bologna, e un dottorato di ricerca presso l’European University Institute di Firenze. È stato ricercatore presso il CNR, ha tenuto la cattedra in Giurisprudenza presso la Queens University di Belfast e una cattedra Marie Curie in Teoria giuridica e Informatica giuridica presso l’European University Institute.

Attualmente è professore ordinario di Informatica giuridica all’Università di Bologna e professore part-time di Informatica giuridica e Teoria giuridica presso l’European University Institute. È stato presidente della International Association for Artificial Intelligence and Law, ha partecipato a numerosi progetti di ricerca nazionali ed europei, ed è Principal Investigator del progetto ERC Advanced CompuLaw, che si propone di rendere la legge orientata al calcolo, con l’obiettivo di integrare, mappare e tradurre parzialmente i requisiti giuridici ed etici in rappresentazioni calcolabili delle conoscenze e del ragionamento giuridico.

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