Si è svolto nella mattinata di sabato 28 marzo, presso la Sala del Consiglio comunale di Castel San Pietro Terme, il momento istituzionale di avvio del progetto “La Casa di Tina”, dedicato ai percorsi di autonomia per persone con disabilità.

Non una semplice cerimonia, ma un passaggio che segna una direzione precisa: quella di una comunità che sceglie di investire sull’autonomia, sulla dignità e sui diritti delle persone.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Missione 5 “Inclusione e coesione”, con capofila il Nuovo Circondario Imolese ed è realizzata in collaborazione con i Comuni di Castel San Pietro Terme e Medicina e con ASP Circondario Imolese.

Alla cerimonia sono intervenuti la Sindaca Francesca Marchetti, l’Assessora al Welfare, Volontariato, Scuola e Comunità Educante Katia Raspanti, la referente di Area di ASP Susi Lamieri e Alessandra Cadei, insegnante e amica fraterna di Tina, a testimonianza di un percorso che tiene insieme istituzioni, servizi e relazioni personali.

Il progetto prende forma nell’appartamento di via Albertazzi, riqualificato per garantire elevati standard di sicurezza, accessibilità ed efficienza. L’immobile è stato acquisito dal Comune grazie al lascito testamentario della Sig.ra Argentina “Tina” Bertocchi, insegnante per quarant’anni e figura profondamente impegnata nel volontariato e nell’educazione.

“La Casa di Tina” rappresenta oggi un modello concreto di innovazione sociale, ma anche una risposta attesa da molte famiglie: un luogo che offre non solo uno spazio abitativo, ma una prospettiva concreta di autonomia e futuro per le persone con disabilità.

I percorsi saranno costruiti da équipe multidisciplinari, con il coinvolgimento diretto delle persone e delle loro famiglie, integrando autonomia abitativa, formazione e inserimento lavorativo, nell’ambito dei progetti del “Dopo di noi”.

Nel suo intervento, l’Assessora Katia Raspanti ha evidenziato il valore politico e culturale dell’iniziativa: «Oggi non inauguriamo solo uno spazio, ma affermiamo che i diritti delle persone con disabilità misurano la qualità della nostra comunità. Il gesto di Tina diventa una responsabilità pubblica: costruire inclusione reale, con luoghi, competenze e una visione condivisa.

Questo progetto rappresenta anche una risposta importante per le famiglie, che trovano qui non solo un’opportunità abitativa, ma una prospettiva di futuro e di autonomia per i propri figli. Questi percorsi richiedono tempo, cura, coprogettazione e la capacità di accompagnarli nel tempo. Per questo il nostro impegno è chiaro: non fermarci qui, ma costruire le condizioni perché questa esperienza cresca, si rafforzi e diventi parte strutturale delle nostre politiche».

Tanta partecipazione e testimonianze in ricordo di Tina, anche di ex alunni ed amministratori come Graziano Prantoni. Alessandra Cadei sottolinea come Tina fosse «Una persona che non amava i riflettori, che ha dedicato la sua vita all’educazione e alla comunità, con uno sguardo attento ai più fragili, sempre con discrezione e profonda passione».

Un passaggio particolarmente significativo è rappresentato dal fatto che il progetto è già in fase di attuazione: l’appartamento è abitato e un percorso di vita autonoma è già iniziato, rendendo questa esperienza concreta e non solo progettuale.

La scelta di svolgere la cerimonia nella Sala del Consiglio comunale ha voluto evidenziare il valore di comunità dell’iniziativa: trasformare un lascito individuale in un impegno collettivo e riconoscere nell’inclusione una priorità dell’agire amministrativo.

Al termine della mattinata è stata appesa la targa commemorativa presso l’appartamento di via Albertazzi, simbolo di un progetto che tiene insieme memoria e futuro.

“La Casa di Tina” si configura così come un’esperienza che va oltre il singolo intervento: un modello di inclusione da accompagnare e rafforzare nel tempo, capace di trasformare un gesto individuale in una politica pubblica.

Come rappresentante di Asp, ha dichiarato Susi Lamieri «L’inaugurazione della Casa di Tina è un traguardo importante per tutta la comunità, soprattutto per i ragazzi e le loro famiglie, protagonisti di un progetto ambizioso che promuove autonomia e inclusione. Qui potranno sperimentarsi nell’abitare, accompagnati da figure educative e sostenuti da una comunità accogliente. Il “Dopo di Noi” si costruisce ogni giorno.”

«Non c’è inclusione senza comunità. E la comunità si costruisce attraverso alleanze e fiducia: tra le istituzioni, tra i servizi, con le famiglie, ma anche con chi condivide questi spazi, a partire dai condomini. È da qui che nasce una comunità vera: quando ci si fida e quando ciascuno si sente parte di una responsabilità comune. L’inclusione non è una storia già compiuta, ma una responsabilità che inizia oggi», ha concluso la Sindaca Francesca Marchetti.

 

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