Promuovere un sistema integrato di interventi per sostenere le famiglie dalla gravidanza ai primi due anni di vita, con particolare attenzione all’inclusione e alle situazioni di fragilità. È questo l’obiettivo di “Le cure che nutrono”, il nuovo progetto promosso dal Comune di Bologna insieme all’Azienda Usl di Bologna e finanziato nell’ambito del Programma Nazionale PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021–2027 per un totale di 430mila euro.

“Le cure che nutrono” è rivolto a tutte le famiglie residenti nel Comune di Bologna in attesa o con figli e figlie da 0 a 2 anni e mira a prevenire le disuguaglianze sociali, con una particolare attenzione ai genitori a rischio di isolamento che spesso accedono in modo limitato ai servizi per l’accompagnamento alla nascita e alla prima infanzia.
Il progetto punta sulla prossimità, sull’accompagnamento e sul supporto alle famiglie, favorendo la continuità della cura, l’integrazione sociale e la rilevazione precoce dei fattori di vulnerabilità, in un’ottica di prevenzione e promozione del benessere.

Le azioni si sviluppano all’interno del Centro per le Famiglie, servizio del Comune di Bologna dedicato all’ascolto, all’orientamento e al supporto delle famiglie con figli minori, e sono realizzate in collaborazione con MondoDonna, realtà attiva da oltre trent’anni nei servizi per la genitorialità, e con l’Associazione Cuore di Mamme, impegnata dal 2018 nella prevenzione e nel sostegno alla maternità e alla prima infanzia.

“Le cure che nutrono” rappresenta una delle azioni più innovative all’interno del progetto strategico PN Metro Plus “Cura delle cittadine e dei cittadini nella prossimità”, curato dal Dipartimento Welfare e Benessere di Comunità del Comune di Bologna e finanziato con risorse PN Metro Plus per un importo complessivo di 17.506.000 euro.

La prossimità come cura

“Le cure che nutrono” si ispira al modello “Nurturing Care Framework”, elaborato da OMS, UNICEF e Banca Mondiale e adottato in diversi Paesi, che riconosce la salute e il benessere non solo come assenza di malattia, ma come il risultato di un ecosistema di cura accogliente, continuo e integrato. Un approccio che pone al centro il bambino e la bambina nel loro contesto di vita e che richiede risposte coordinate tra ambiti sanitari, sociali ed educativi.

Il principio di partenza è semplice ma cruciale: i primi 1.000 giorni di vita rappresentano una finestra di opportunità irripetibile, durante la quale si pongono le basi per la salute e per lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale di bambine e bambini. Consentire a ogni bambina e a ogni bambino di “partire bene” non è solo un dovere etico, ma un investimento sociale indispensabile, affinché nessun genitore si senta solo in una fase così delicata.

È proprio a partire da questi presupposti che il progetto punta su una rete di interventi coordinati e complementari, capace di intercettare tempestivamente i bisogni, orientare le famiglie e accompagnarle con continuità nei primi anni di vita dei figli.

In questa cornice si colloca la stretta collaborazione tra il Comune di Bologna e l’Azienda USL, su cui si fonda il progetto, e la sinergia strutturata tra le reti istituzionali, i servizi pubblici e il privato sociale presenti sul territorio. Centrale è il lavoro costante di confronto e integrazione tra il Dipartimento Welfare e Sviluppo del Benessere di Comunità e i Servizi sanitari ed educativi, per costruire risposte condivise, coerenti e continuative a sostegno delle famiglie.

Le attività, coordinate dal Centro per le famiglie, vedono infatti coinvolti molteplici servizi: i Consultori familiari, i Punti nascita degli ospedali Sant’Orsola e Maggiore, la Pediatria di comunità e di libera scelta, i Centri bambini e famiglie, il Servizio sociale territoriale, la Neuropsichiatria infantile, il Coordinamento Quartieri e numerose realtà del Terzo Settore.

Coerentemente con l’approccio del Nurturing Care Framework, l’iniziativa adotta inoltre una prospettiva transculturale, che considera la diversità una risorsa e non un ostacolo, e promuove attivamente il coinvolgimento dei padri nel percorso di crescita, favorendo una genitorialità condivisa e consapevole.

Le azioni del progetto

Sportello “Primi 1000 giorni”
Dal 9 febbraio sarà attivo presso il Centro per le Famiglie lo Sportello “Primi 1000 giorni”, uno spazio di ascolto e orientamento ad accesso libero, anche telefonico e digitale, integrato con l’Informafamiglie del Comune di Bologna. Lo sportello è aperto 15 ore settimanali e fornisce informazioni su gravidanza, visite pediatriche, vaccinazioni, congedi parentali, bonus, servizi socio-educativi e attività dedicate ai neogenitori.
L’accoglienza è garantita in italiano e in inglese; su richiesta è inoltre possibile attivare il servizio di mediazione culturale. Sono inoltre disponibili materiali informativi in più lingue.

Contatti:
Sportello “Primi 1000 giorni” c/o Centro per le famiglie via De Buttieri 5/a, Bologna tel. 0512197345 primimillegiorni@comune.bologna.it

  • Lunedì: 9.30-15.30
  • mercoledì: 9-14; 14.30-16.30
  • venerdì: 13.30-15.30

Supporto domiciliare – La cura a casa

Il cuore del progetto è rappresentato dall’intervento domiciliare, mirato a superare le barriere fisiche e relazionali che spesso limitano l’accesso delle famiglie ai servizi tradizionali. Operare nelle case significa costruire prossimità, rafforzare il legame di fiducia tra operatori e genitori e intercettare bisogni quotidiani o complessi che rischiano di restare invisibili. Per le famiglie che vivono situazioni di isolamento, precarietà economica o difficoltà linguistiche, la presenza diretta rappresenta un ponte concreto tra istituzioni e bisogni.
Il progetto prevede l’attivazione di un’équipe specializzata nel supporto ai primi 1.000 giorni di vita, composta da due ostetriche, due educatrici e mediatrici culturali – selezionate tra le figure formate da MondoDonna e Cuore di Mamme – che opera in modo integrato con il Centro per le Famiglie, i Servizi sanitari, i Servizi sociali territoriali e i Servizi educativi.
L’obiettivo di entrare in contatto con i genitori già durante la gravidanza, favorendo la costruzione di una relazione di conoscenza e fiducia e facilitando, dopo la nascita, l’attivazione del supporto domiciliare e l’orientamento verso i servizi e le opportunità presenti sul territorio.
Questa azione verrà sperimentata inizialmente in due zone della città, nei quartieri Navile e Borgo Panigale–Reno.

Rafforzamento delle competenze genitoriali
Sono programmati incontri tematici e percorsi in piccolo gruppo finalizzati a sostenere le competenze genitoriali, promuovendo pratiche di cura adeguate allo sviluppo del bambino e valorizzando il senso di autoefficacia e le capacità già presenti nei genitori. L’obiettivo è favorire la nascita di reti di mutuo aiuto tra neo-genitori, creando spazi di condivisione delle “gioie e delle fatiche” legate alla genitorialità.
Il progetto opera inoltre in stretta connessione con le realtà del Terzo Settore, associazioni e cooperative attive sul territorio, anche attraverso le Case di quartiere, che accompagnano le famiglie nel percorso della nascita e della crescita offrendo attività ludiche, culturali e opportunità di socializzazione.

Mediazione culturale e inclusione
Per le famiglie migranti è garantito un servizio di mediazione linguistico-culturale in tutte le attività del progetto, anche attraverso la produzione di materiali informativi multilingue, per facilitare l’accesso ai servizi e il confronto tra diversi modelli educativi e di cura.

Formazione degli operatori
Un’azione strategica riguarda la formazione e l’aggiornamento degli operatori socio-sanitari ed educativi coinvolti, con moduli dedicati alla genitorialità responsiva, al decentramento culturale e alla rilevazione precoce dei fattori di rischio, per costruire un approccio condiviso e integrato e favorire lo scambio di buone pratiche.

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