Per il 2026 l’iniziativa “M’illumino di meno”, la Giornata nazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili (16 febbraio), si evolve per dar voce alla scienza e diventa “M’illumino di scienza”, sottolineando come la cultura della sostenibilità non possa più prescindere dal contributo della ricerca e dell’innovazione. Anche Unimore aderisce a questa nuova impostazione, ponendo al centro del dibattito il valore della conoscenza scientifica nella transizione energetica.
“Ridurre i consumi e migliorare l’efficienza energetica – spiega Anna Maria Ferrari, Delegata alla Sostenibilità Ambientale di Unimore – non è più solo un gesto simbolico o una responsabilità individuale. È una sfida complessa che richiede dati, ricerca, tecnologie avanzate e una visione sistemica”.
Nei laboratori e nei Dipartimenti di Modena e Reggio Emilia operano gruppi che sviluppano soluzioni per ottimizzare l’uso dell’energia negli edifici, rendere più efficienti i processi industriali, progettare materiali ad alte prestazioni e sistemi intelligenti di gestione energetica. L’iniziativa diventa così non solo un invito a “spegnere le luci”, come gli anni scorsi, ma un’occasione per accendere la consapevolezza sul ruolo della scienza nella costruzione di un futuro sostenibile.
Modena
Tra i gruppi di ricerca più attivi a Modena c’è quello composto dai docenti Paolo Tartarini, Alberto Muscio, Giulio Allesina, Simone Pedrazzi, Marco Puglia e Nicolò Morselli del Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” (DIEF), impegnato nello sviluppo di soluzioni per la transizione energetica. “Con l’EELab (Energy Efficiency Lab) progettiamo e ottimizziamo tecnologie per l’efficienza energetica in edifici e processi industriali, integrando rinnovabili, materiali innovativi, sistemi di accumulo e strategie avanzate di gestione dell’energia. Con il BEELab (Bio Energy Efficiency Lab) lavoriamo su sistemi per la conversione energetica di biomasse e scarti organici, riducendo le emissioni e valorizzando risorse locali in un’ottica di economia circolare”.
Afferisce sempre al DIEF il gruppo di ricerca e-Lab (dispositivi, circuiti e sistemi elettronici), coordinato dal Prof. Francesco Maria Puglisi, che studia la miniaturizzazione elettronica, uno dei maggiori successi tecnologici, con forte impatto sull’efficienza energetica. I dispositivi di potenza presenti in reti elettriche, industria e veicoli elettrici dissipano dal 2% al 40% dell’energia, a seconda della tecnologia. “Miniaturizzazione e nuovi materiali, come il nitruro di gallio (GaN), migliorano le prestazioni e riducono le perdite, con significativi benefici ambientali su larga scala. Lo stesso vale per i data center che abilitano l’intelligenza artificiale: chip più densi e sistemi efficienti riducono il consumo per operazione. Anche piccoli miglioramenti percentuali generano risparmi globali rilevanti. Fondamentale è anche un uso consapevole dell’AI, con richieste mirate e solo quando necessario”.
Ridurre l’impatto ambientale delle batterie significa aumentarne la durata. Il degrado degli elettrodi, dovuto a espansioni e contrazioni nei cicli di carica e scarica, provoca micro-fratture che riducono efficienza e sicurezza. Di questo si occupa il gruppo composto da Elena Degoli, Alice Ruini con Michele Aparecida Salvador, Rita Maji e Rita Magri, dei Dipartimenti FIM (Fisica, Informatica e Matematica e DISMI (Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria), che studia polimeri autoriparanti per elettrodi ed elettroliti: grazie a legami chimici reversibili, i materiali possono rigenerarsi senza danni permanenti. “Con simulazioni atomistiche e multiscala e calcolo ad alte prestazioni progettiamo polimeri più resistenti, contribuendo a batterie più durature e sostenibili, con minori sprechi di energia e risorse”.
Reggio Emilia
L’efficienza energetica degli edifici è una leva concreta della transizione energetica. Tecnologie come pompe di calore, ventilazione meccanica controllata e sistemi di monitoraggio intelligente ottimizzano i consumi. Sono solo alcune delle tematiche su cui è incentrato il corso di Laurea Magistrale in Energy Engineering del Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria (DISMI) di Reggio Emilia, che punta a formare professionisti capaci di progettare edifici e sistemi energetici efficienti e sostenibili. “Investire nella formazione significa investire nel futuro del territorio” – commenta Diego Angeli, Presidente Corso in Energy Engineering.
L’efficienza però non dipende solo da materiali o tecnologie, ma anche da come i sistemi vengono modellati e controllati. È questo l’ambito degli studi della Prof.ssa Valeria Villani, con il gruppo ARSControl (Automation, Robotics and System Control) sempre del DISMI di Unimore, che sviluppa modelli dinamici e algoritmi di controllo avanzato per sistemi energetici complessi, integrando rinnovabili, accumuli e reti intelligenti. “Attraverso controllo predittivo e ottimizzazione in tempo reale, studiamo strategie per gestire produzione, accumulo e consumi riducendo sprechi e picchi di potenza”.
La ricerca del Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria supporta anche le Comunità Energetiche Locali, dove cittadini e imprese producono e condividono energia rinnovabile. È il contesto in cui opera il gruppo DIPI Lab (Marco Mamei, Marco Picone, Natalia Selini Hadjidimitriou, Fabio Turazza): “Sviluppiamo strumenti digitali per gestire in modo sicuro ed efficiente l’energia condivisa: Digital Twin delle reti per simulare e ottimizzare le comunità, modelli predittivi per anticipare consumi e produzione, tecniche di protezione dei dati e soluzioni blockchain per garantire trasparenza nella distribuzione degli incentivi”.
Attivo da anni nell’efficienza energetica industriale è anche il Prof. Luca Montorsi (DISMI), che sviluppa modelli numerici e CFD ad alta fedeltà per simulare forni ceramici, processi chimici e sistemi termici complessi, oggi utilizzati dalle imprese per ridurre consumi e sprechi. “Ho guidato progetti europei come ETEKINA e iWAYS, che hanno introdotto sistemi innovativi di recupero di calore capaci di ridurre fino al 30% il fabbisogno energetico dei reparti produttivi. Con RE.MO.VE. CO₂ ho integrato recupero termico e rinnovabili; le ricerche sulla pirolisi dei rifiuti industriali hanno portato a dimostratori per valorizzare scarti plastici e alimentari producendo syngas ad alto rendimento”.
Un patrimonio scientifico, quello dei ricercatori Unimore, che, proprio nello spirito di M’illumino di scienza, si traduce in strumenti concreti per aiutare il territorio ad affrontare le sfide ambientali ed energetiche.


