È il grido d’allarme lanciato dalla Coldiretti reggiana. L’eccessiva presenza di cinghiali nei nostri territori sta mettendo a rischio migliaia di maiali sani; rischio sempre più concreto dopo il recente caso registrato nel parmense. È praticamente la fauna selvatica l’unico vettore di diffusione della peste suina.

«A rischio c’è l’economica di un intero comparto, delle imprese agricole e dell’intero territorio – commenta Matteo Franceschini, presidente della Coldiretti di Reggio Emilia. É urgente e necessario – continua Franceschini – arginare la scorreria degli ungulati, che rappresentano da sempre un pericolo per la sicurezza dei cittadini, l’ambiente e la produzione agricola».

Da tempo Coldiretti pone l’attenzione sulla deregolamentata diffusione di cinghiali e ungulati ed ora, a seguito della diffusione della peste suina africana, l’appello di Coldiretti è per un cambio di passo sulla gestione, ormai fuori controllo, di questi selvatici, che sta facilitando la diffusione della malattie e minaccia gli allevamenti,

«A fronte dell’espansione del contagio da PSA – ribadisce il presidente Franceschini – occorre agire in fretta e con determinazione per difendere le imprese, superando gli interessi di parte, per mettere in sicurezza aziende agricole e l’indotto economico».

«Sono stati utili e rilevanti i fondi stanziati dalla Regione per la biosicurezza delle aziende zootecniche – prosegue Matteo Franceschini. Ora occorre incentivare e programmare la riduzione del numero degli ungulati applicando al più presto le indicazioni commissariali sul contenimento della PSA».

«Oltre gestione della causa della malattia è necessario anche tutelare il reddito degli allevatori suinicoli – conclude Franceschini – con dei provvedimenti contro le tentazioni di manovre speculative sul prezzo riconosciuto dal mercato che vanificherebbero gli investimenti fatti dalle aziende agricole in biosicurezza che garantiscono elevati standard di sicurezza sanitaria per la prevenzione».

La filiera suinicola italiana è una delle più performanti dell’intero sistema agroalimentare nazionale – conclude Coldiretti – con 5.000 allevatori professionali e altri 30.000 piccoli allevatori in tutto si allevano 10 milioni di suini che rappresentano il prodotto di base per la filiera dei grandi prosciutti Dop italiani (Parma, San Daniele ma non solo) anche degli altri 20 tipicità Dop dei salumi.

 

 

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