Soloperto, Genovese, Guarnaccia

L’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena aderisce alla terza giornata nazionale SIO–SIAF di sensibilizzazione sulle malattie dell’orecchio e conseguenti disturbi uditivi che si celebra domani, venerdì 1° marzo, col titolo “Sordità: una pandemia silenziosa”. La giornata è organizzata dalla SIOeChCF insieme alla Società Italiana di Audiologia e Foniatria (SIAF) con lo scopo di sensibilizzare sulla sordità che è una vera e propria pandemia silenziosa. Domani saranno on-line sui canali social dell’AOU di Modena (Facebook, You Tube, X e Instagram) le interviste degli specialisti con i consigli per salvaguardare il nostro udito.

Il Centro di Audiologia del Policlinico di Modena, coordinato dalla prof.ssa Elisabetta Genovese ed attivo nel contesto dell’UOC di Otorinolaringoiatria, diretta dal prof. Daniele Marchioni, effettua circa 20.000 prestazioni all’anno nell’ambito della diagnosi, cura e riabilitazione delle patologie dell’orecchio, di cui circa 2000 in ambito pediatrico.

Il Centro si compone, oltre al personale medico, di un team di audiometristi e logopedisti che collaborano nella valutazione dei pazienti ipoacusici, nella presa in carico e nella gestione degli aspetti riabilitativi, che spesso in età pediatrica richiedono tempo e preparazione. L’equipè è inoltre specializzata nella riabilitazione chirurgica delle diverse tipologie di sordità, attraverso l’utilizzo di protesi a conduzione ossea, impianti cocleari ed al tronco encefalico, nonché nel trattamento chirurgico del neurinoma dell’acustico con possibilità di riabilitazione uditiva, in casi selezionati, tramite impianto cocleare.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce deficit uditivo l’inabilità a sentire come una persona normo udente. L’ipoacusia è legata a diversi fattori e “agli effetti combinati di tossicità ambientale in termini di rumore e danno metabolico-ossidativo, invecchiamento, malattia ed ereditarietà. La prevalenza in Italia dei problemi uditivi è stimata pari al 12,1% della popolazione, circa 7 milioni di italiani con ipoacusia con una significativa differenziazione tra le classi di età e un aumento significativo con l’invecchiamento (da percentuali che non superano il 10% della classe di età 13- 45 anni al 25% di chi ha dai 61 agli 80 anni, fino al 50% tra gli over 80). L’età media in cui si manifestano i primi disturbi dell’udito si è abbassata notevolmente per diverse cause sia ambientali sia di stile di vita, oltre che per il diffondersi di malattie quali l’arteriosclerosi, il diabete o l’ipertensione.

Per questo una corretta prevenzione è fondamentale perché permette di recuperare una buona funzionalità dell’udito. Presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena sono istituiti già da tempo programmi per la prevenzione primaria e secondaria di tali patologie con le seguenti attività: screening neonatale uditivo, diagnostica audiometrica, vestibolare e foniatrica con successivo trattamento medico riabilitativo, controllo e collaudo delle protesi acustiche, selezione-trattamento chirurgico- follow-up degli impianti cocleari nei bambini e negli adulti.

«Anche quest’anno cogliamo l’occasione per sensibilizzare la popolazione sul tema delle patologie dell’orecchio e dell’udito – esordisce Elisabetta Genovese, Professore Ordinario di Audiologia di UNIMORE Direttrice del Centro di Audiologia presso il Policlinico di Modena – e sull’importanza di una diagnosi precoce delle problematiche uditive in tutte le fasce di età. Da molti anni abbiamo lavorato, nel campo della sordità infantile, per uno screening audiologico nei nati in tutta la regione, così come molto importante è il follow-up dei pazienti affetti da sordità, in particolare i bambini per le molteplici ripercussioni sullo sviluppo psico-linguistico. La terza età è un’altra fase della vita in cui un problema uditivo può portare a delle ripercussioni non solo nella vita di relazione, ma anche concorrendo al progressivo deterioramento cognitivo negli anziani. L’OMS ha posto infatti i problemi dell’udito al dodicesimo posto tra i fattori di rischio del deterioramento cognitivo precoce, per cui è nostro compito attualmente è quello di sensibilizzare principalmente i geriatri e la relative rete territoriale, per creare un percorso di diagnosi precoce, riabilitazione e presa in carico. La riabilitazione protesica chirurgica, un tempo riservata solo a bambini ed adulti, può oggi essere applicata anche nei pazienti anziani che ne possano trarre beneficio attraverso un’attenta valutazione audiologica».

«Attualmente esistono diversi sistemi protesici riabilitativi sia chirurgici che non chirurgici per il trattamento della sordità, – prosegue Davide Soloperto, Professore Associato in Audiologia e Foniatria di UNIMORE – un tema complesso sia dal punto di vista diagnostico che terapeutico. I pazienti anziani oggi beneficiano molto della riabilitazione uditiva anche chirurgica in quanto l’età non rappresenta più una controindicazione assoluta. Sia in ambito pediatrico sia nell’adulto esiste la possibilità di intervenire con dei sistemi che ci consentono di recuperare l’udito e di ripristinarlo, anche in pazienti molto complessi. Presso l’ambulatorio di Audiologia infatti afferiscono pazienti in cui la sordità si inserisce in un contesto sindromico o polimalformativo, oppure pazienti affetti da sordità con disabilità associate, per i quali è possibile, tramite un accurato studio audiologico, neuroradiologico ed elettrofisiologico preoperatorio, effettuare una chirurgia capace di dare un recupero uditivo soddisfacente anche in questi casi».

«In questa Giornata è importante capire la tipologia di paziente che viene valutata e deve essere sensibilizzata alla tematica dell’udito – conclude Maria Guarnaccia, dirigente medico, audiologa e foniatra del Policlinico di Modena – infatti non significa soltanto non sentire, ma ci possono essere difficoltà nelle reali condizioni di ascolto in condizioni particolarmente svantaggiose. La problematica è spesso presente nel soggetto adulto, ma può esserci anche in età pediatrica e in relazione a condizioni transitorie di difficoltà uditive come nel caso dei bambini con quadri di ipoacusia trasmissiva da otite media catarrale. È importante una presa in carico globale del paziente oltre alla collaborazione tra le figure di riferimento che ruotano attorno a lui come il pediatra, l’audiologo e l’otorino oltre ai servizi territoriali e, ove previsto come nei soggetti pediatrici, logopedisti, psicologi e gli insegnanti».

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