da sinistra Alexia Lucifero, Elena Merighi, Ottavia Bergamini, Paola Cavallini, Danilo Donati, Maria Longhi, Claudio Vagnini

Come essere in un’abitazione dedicata in cui riacquistare la propria autonomia dopo una grave cerebrolesione acquisita o una patologia cronica. Solo nell’ultimo anno, 87 pazienti degenti e 30 ambulatoriali, di cui 11 con sclerosi sistemica, 4 con sclerosi multipla, 6 con esiti di ictus, 5 di altre patologie neurologiche e 4 di malattie reumatologiche e oncologiche, sono stati trattati presso gli ambienti della Terapia Occupazionale dell’Unità Operativa di Medicina Riabilitativa.

Oggi, venerdì 27 ottobre, in occasione della ricorrenza della Giornata Mondiale della Terapia Occupazionale l’appartamento dedicato presso l’OCB ha aperto le proprie porte alla stampa locale per far conoscere le proprie potenzialità e attrezzature domotiche che aiutano i pazienti nel recupero delle piccole pratiche quotidiane: dal preparare un caffè a rifare il letto, ad allacciarsi le scarpe o mettersi una camicetta con bottoni.

Oltre all’attività di Baggiovara è particolarmente importante anche quella che viene svolta presso l’Unità Operativa Semplice di Riabilitazione della mano del Policlinico dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, con referente medico fisiatra il Dottor Danilo Donati, che è direttamente collegata alla Chirurgia della Mano diretta dal Dottor Roberto Adani.

«La figura del Terapista Occupazionale è presente da oltre dieci anni presso la Struttura Semplice di Riabilitazione della Mano del Policlinico di Modena – spiega il Dottor Francesco Caselgrandi, terapista occupazionale – i pazienti presi in carico da noi presentano esiti di lesioni ortopediche e neurologiche sia nell’età adulta che pediatrica. Grazie ai numerosi test valutativi e alla possibilità di confezionare tutori su misura e col supporto della realtà virtuale, il Terapista Occupazionale ha la possibilità di seguire il paziente in tutto il suo percorso riabilitativo».

«All’interno della nostra struttura della Riabilitazione della Mano – specifica il Dottor Danilo Donati, referente della Riabilitazione della Mano, del PDTA Sclerosi Sistemica e dell’ambulatorio multidisciplinare Malformazioni Congenite della Mano – il terapista occupazionale è una figura molto importante nel reinserimento sociale e lavorativo di pazienti adulti che manifestano patologie traumatiche o degenerative a livello dell’arto superiore attraverso un trattamento mirato per migliorare le funzioni della vita quotidiana e adottare strategie terapeutiche in caso di menomazioni importanti. Oltre alle patologie degenerative e traumatiche dell’adulto è presente nel nostro percorso anche un ambulatorio multidisciplinare pediatrico “Malformazioni Congenite della Mano” dove viene fatta una valutazione congiunta tra chirurgo della mano (Dottor Mario Lando), fisiatra referente (Dottor Danilo Donati) e terapista occupazionale (Dottor Francesco Caselgrandi) per valutare nei casi in cui non sia necessario un approccio chirurgico per il bambino, un trattamento conservativo con tutori o ausili da utilizzare nella vita quotidiana (come manubri specifici per andare in bici, o particolari adattamenti per praticare sport come canoa, equitazione) permettendo a questi piccoli pazienti di non avere limitazioni nella vita di tutti i i giorni».

«All’interno dell’ospedale di Baggiovara il lavoro del terapista occupazionale si inserisce nel team interprofessionale composto da medici fisiatri, logopedisti, fisioterapisti, infermieri e oss – illustra la Dottoressa Giovanna Fabbri, dirigente facente funzione dell’Unità Operativa di Medicina Riabilitativa – proponendo strategie riabilitative personalizzate e innovative sia ai pazienti ricoverati nel reparto di Riabilitazione Intensiva sia ai pazienti ambulatoriali che necessitano di terapia occupazionale a seguito di patologie neurologiche, muscolo-scheletriche post-traumatiche o reumatologiche. Il trattamento si svolge all’interno dell’area ambulatoriale dove sono presenti due stanze che riproducono l’ambiente casalingo (cucina, bagno, camera da letto) dove il paziente, insieme al terapista, trova strategie e utilizza ausili che possano favorire la maggior autonomia possibile nelle attività di vita quotidiana sia in previsione del rientro al domicilio o qualora siano emerse delle difficoltà al domicilio».

«Come citato dalla dottoressa Fabbri – sono le parole della Dottoressa Paola Cavallini, coordinatrice del personale riabilitativo dell’U.O. di Medicina Riabilitativa – per il paziente degente l’intervento del terapista occupazionale non può scindere da una stretta collaborazione con infermieri, OSS e care-giver. Questo permette di adottare strategie comuni per di facilitare il paziente a partire dalle attività della cura di sé».

Nonostante sia relativamente recente l’insegnamento della Terapia Occupazionale come corso di laurea delle Professioni Sanitarie dell’Università di Modena e Reggio Emilia, tutti e tre i terapisti occupazionali che fanno parte dell’Unità Operativa di Medicina Riabilitativa si sono laureati presso UNIMORE: oltre al Dottor Francesco Caselgrandi, già citato, ci sono anche le Dottoresse Elena Merighi e Valentina Bettelli che si occupano dell’attività di Baggiovara: tutti insieme, coordinati dalla Dottoressa Paola Cavallini, nel corso della loro attività clinica e di studio vengono periodicamente affiancati dagli studenti universitari di Terapia Occupazionale. «Il terapista occupazionale – spiegano le Dottoresse Merighi e Bettelli – è all’interno dei percorso diagnostico terapeutioco (PDTA) della Sclerosi Multipla e della Sclerosi Sistemica, essendo parte essenziale dell’equipe interprofessionale. Infatti, tutti i pazienti con sclerosi sistemica vengono valutati mensilmente in un ambulatorio congiunto medico fisiatra-terapista occupazionale presso il Policlinico di Modena su invio dal reparto di reumatologia. Il medico fisiatra referente è il Dottor Danilo Donati, la Terapista Occupazionale è la Dottoressa Elena Merighi».

«Tale valutazione – prosegue il Dottor Danilo Donatiavviene anche attraverso l’utilizzo di scale valutative con le quali si cerca di capire quali siano le reali necessità del paziente nella vita quotidiana. In seguito alla valutazione del paziente viene poi stilato un programma di terapia occupazionale che viene svolto presso gli ambienti dedicati (cucina, camera da letto, ambulatorio) di Baggiovara per migliorare la performance del paziente con sclerodermia nelle attività della vita quotidiana, anche attraverso l’utilizzo di ausili e ortesi specifici, riducendo in questo modo la disabilità conseguente alla patologia di base».

«I nostri ambienti dedicati alla riabilitazione – conclude il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, Dottor Claudio Vagnini – rappresentano un’eccellenza dei nostri due stabilimenti e sono concepiti non solo nel segno dell’innovazione tecnologica domotica, ma anche seguendo il filone di umanizzazione da tempo perseguito dall’AOU affinché il paziente si senta sempre più a suo agio all’interno delle mura ospedaliere e possa avere il massimo comfort per ottenere, nei tempi previsti, il recupero delle proprie funzionalità».

 

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