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Ceramica, Cisl preoccupata per costi energia: “a rischio futuro di imprese e famiglie”

«Quello che preoccupa non è il mercato, perché gli ordinativi sono buoni, sia pure in leggera flessione rispetto all’anno scorso. Il timore vero riguarda i costi di produzione, che sono arrivati a incidere drasticamente sui margini operativi delle aziende. Servirà un forte patto sociale per garantire imprese, lavoratori e territorio».

Lo dichiara il segretario generale della Femca Cisl Emilia Centrale Massimo Muratori il giorno dopo l’apertura del Cersaie, il salone internazionale della ceramica per l’architettura e dell’arredobagno in svolgimento a Bologna.

«L’evento si colloca in un momento molto difficile per la ceramica, in particolare per le imprese dei distretti di Sassuolo-Scandiano e Imola-Faenza, nei quali si concentra oltre l’80% delle aziende italiane produttrici di piastrelle e relativo indotto – ricorda Muratori – Sono tre i fattori concomitanti che hanno portato molte aziende a richiedere l’attivazione di ammortizzatori sociali per migliaia di lavoratori.

Il primo fattore è l’esplosione del costo del gas metano, che in agosto ha superato anche i 300 euro al megawattora.

Il secondo sono i prezzi alti dell’energia elettrica, ancora agganciati al costo del gas.

Il terzo fattore sono gli aumenti dei costi delle materie prime, diventate di difficile reperimento e con costi logistici rilevanti dopo l’invasione russa dell’Ucraina».

Il sindacalista Cisl confessa la sua forte preoccupazione per i prossimi mesi, essendo l’industria delle piastrelle un settore altamente energivoro, che necessita di mantenere accesi i forni 24 ore su 24 ad altissime temperature per produrre lastre e prodotti in gres porcellanato, con tempi di cottura anche lunghi in base a larghezza e spessore.

«È indispensabile un intervento in aiuto del settore, ma bisogna agire in fretta – afferma il segretario dei ceramisti Cisl di Modena e Reggio – Purtroppo sul “price cap” si stenta a trovare un accordo a livello europeo. Le misure adottate in Italia sull’aumento del credito di imposta vanno nella direzione giusta, ma non sono sufficienti a garantire la competitività del settore.

Serve una politica di più ampio respiro che intervenga davvero sul “gas release”: quindi estrazioni a prezzi agevolati per i settori energivori, diversificazione della fornitura del gas in tempi più rapidi di quelli che si prospettano, ritorno alle estrazioni nazionali e utilizzo dei rigassificatori».

La vera transizione energetica è già iniziata, ma secondo Muratori si dovrà ricorrere al gas metano ancora per qualche tempo.

«Presto avremo un nuovo governo che necessariamente dovrà mettere la questione energetica al primo posto dell’agenda – sottolinea – È in ballo il bene delle nostre imprese, ma soprattutto di migliaia di lavoratori, schiacciati dal peso della recessione, con un’inflazione ormai a due cifre e bollette impazzite.

Tutto questo sta causando una forte decurtazione del reddito disponibile per le famiglie, con il rischio concreto di perdite di posti di lavoro e tensioni sociali.

Dobbiamo fare di tutto per scongiurare questo scenario», conclude il segretario generale della Femca Cisl Emilia Centrale Massimo Muratori.

 

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