Brignoli e Raspadori

Ieri pomeriggio il Mapei Football Center di Sassuolo ha aperto le porte ad alcune squadre di oratorio emiliane, nell’ambito della Junior TIM Cup, il grande torneo di calcio a 7 giovanile, riservato ad atleti under 14, promosso dal CSI con Lega Serie A e TIM. Un allenamento speciale è stato quello riservato ai calciatori in erba, ricco di spunti di riflessione sul tema delle discriminazioni razziali e d’ogni genere, quello appunto che caratterizza la nona edizione del torneo titolata “Keep Racism Out”.

A salutare e a dare il benvenuto al gruppo di 50 giovani under 14, intervenute a Sassuolo – in prima fila le tute rosse dell’Oratorio Ancora di Sassuolo, e i blu dell’Oratorio Santa Croce Reggio Emilia – è stato il direttore organizzativo della società ospitante, Andrea Fabris, che, dopo avere illustrato sinteticamente le azioni del progetto educativo neroverde Generazione S, in tempo di Pasqua ha voluto regalare delle sorprese ai piccoli atleti del CSI.

Ad arricchire lo speciale “terzo tempo” sui valori dell’integrazione, della multiculturalità e della fratellanza, sono infatti spuntati dagli spogliatoi, il mister della prima squadra Alessio Dionisi, con Giacomo Raspadori e Benedetta Brignoli, attaccante e centrocampista dell’UC Sassuolo in Serie A.

Ecco dunque spalancati occhi ed orecchie oltre a tanti applausi, in un rinnovato clima familiare di ritrovata partecipazione in presenza. Grande interesse hanno riscosso le parole dei tre tesserati sassolesi, così come quelle degli altri ospiti di questo appuntamento. Sono infatti intervenuti anche Rita Cuccuru, la triatleta paralimpica, con la sua tenacia, forza e determinazione; Barbara Fontanesi, fondatrice FuoriCampo11 e presidente Consulta dello Sport Comune di Sassuolo, il presidente del CSI Reggio Emilia, Alessandro Munarini, Responsabile Commissione Attività Paralimpiche del CSI, ed infine Paolo Zarzana, Allenatore Nazionale Italiana Calcio Amputati, le “stampelle azzurre” che saranno tra le protagoniste dei prossimi Mondiali calcistici in programma in Turchia nel mese di ottobre.

Festa Oratori con Raspadori e Brignoli

Alessio Dionisi: Prima ho seguito in passato molti ragazzi della vostra età, anche più piccoli. Il primo obiettivo per chi gioca è divertirsi. Facevo giocare, come fanno con voi oggi i vostri allenatori, ad ogni tipo di sport ragazzi e ragazze insieme. Per aggregazione, come intento principale. Siamo sì tutti diversi, ma siamo anche tutti uguali. Gestire ragazzi nello spogliatoio che hanno abitudini diverse, religioni e specificità diverse implica per prima cosa il rispetto.

Giacomo Raspadori: Anche il mio percorso è partito dall’oratorio del mio paese e se posso dare un consiglio a questi giovani è quello di divertirsi sempre. Non è tanto dove si gioca, se in Serie A o in oratorio, a qualsiasi livello ed in ogni sport, penso che se lo si fa divertendosi e inseguendo i propri sogni, si stia facendo la cosa più importante. È che è quella che ci spinge ogni giorno a continuare a migliorarci e a voler arrivare ad obiettivi importanti. Purtroppo non possiamo nascondere che il razzismo è ancora presente. Credo che lo sport sia però un ambiente giusto per contrastarlo e non far sentire nessuno escluso. Con azioni quotidiane, come quella di oggi, partendo e puntando sui giovani, e riflettere insieme e rendersi conto di quanto sia importante questo valore dell’integrazione e dell’accoglienza ci permette di fare un passo in avanti.

Benedetta Brignoli: Avevo 5 anni quando ho cominciato a giocare a pallone. Ho realizzato il mio piccolo sogno di giocare a calcio in serie A. Oggi si stanno avvicinando tante ragazze al calcio femminile. E finalmente anche noi donne siamo riuscite ad arrivare ad avere un campionato professionistico. Grandi società come il Sassuolo puntano molto sul calcio femminile, ed il mio consiglio a tante ragazze appassionate è inseguire i propri sogni come ho fatto anche io.

Rita Cuccuru: Anche io giocavo a calcio in Sardegna, avevo le gambe come voi, camminavo, correvo. Poi dopo l’incidente in Vespa ho iniziato a fare uno sport, anzi più di uno. È molto faticoso, il triathlon: nuoto, bici e corsa. Tanti km al giorno di allenamento. Subito dopo l’incidente ho iniziato a praticare basket in carrozzina. A questi ragazzi sento di dire di fare sempre attività sportiva con passione, impegno e tenacia e con grinta. Mio padre mi ripeteva spesso: “Se hai grinta ce la puoi fare”. Ed io lo dico a voi.

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