Natura in tilt con le temperature primaverili di questi giorni che stanno facendo risvegliare prati e alberi fuori stagione. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti, in vista dell’arrivo dell’anticiclone che stazionerà in Italia per almeno 10 giorni, sugli effetti dell’anticipo di primavera con la colonnina di mercurio che ha superato anche a Modena, nella giornata di ieri, i 18 gradi. Un’anomalia che ricalca quanto avvenuto nel 2021 che si è classificato al decimo posto dei più caldo dal 1800 facendo segnare una temperatura superiore di ben 0,71 gradi rispetto alla media storica, secondo l’analisi Coldiretti sulla base dei dati Isac Cnr nell’anno solare.

L’andamento climatico anomalo ha l’effetto – segnala Coldiretti Modena – di ingannare le coltivazioni favorendo un “risveglio” anticipato che le rende poi particolarmente vulnerabili all’eventuale prossimo arrivo del gelo con danni incalcolabili, a partire dagli alberi da frutto. Un malaugurato brusco abbassamento della colonnina di mercurio al sotto dello zero – continua Coldiretti Modena – provocherebbe un’inevitabile moria di gemme con i raccolti compromessi proprio come successo nel 2021 quando le tarde gelate di fine marzo – inizio aprile (con punte anche di 4 – 5 gradi sotto lo zero) ha provocato perdite dell’80% sulle pere Abate ma ha anche praticamente annientato la produzione delle ciliegie precoci.

A preoccupare è poi la prolungata mancanza di precipitazioni che in certe aree del nord dura da quasi 2 mesi con siccità nelle campagne e nei boschi dove si moltiplicano gli incendi. Il fiume Po è in secca come d’estate con il livello idrometrico al Ponte della Becca sceso a -3 metri, più basso che a Ferragosto, secondo le indagini di Coldiretti, con un allarmante potenziale idrico stoccato sotto forma di neve nell’arco alpino ed appenninico ed il cui valore, soprattutto nella parte lombarda e piemontese, registra un -58%.

Siamo di fronte in Italia alle conseguenze dei cambiamenti climatici con una tendenza alla tropicalizzazione e il moltiplicarsi di eventi estremi con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense, siccità e alluvioni ed il rapido passaggio dal freddo al caldo che ha fatto perdere – conclude la Coldiretti – oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra cali della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.

 

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