
L’assessore, dopo aver quantificato la dimensione economica dei canoni idrici, ha spiegato che dal 2013 è operativo un Gruppo di lavoro che ha come obiettivo quello di gestire le cosiddette “grandi derivazioni” idriche. Tra i compiti prioritari affidati, quello di attivare rapidamente la richiesta di somme arretrate e il rilascio di titoli concessori. Per dare un assetto definito e funzionale alla gestione del demanio idrico, la Regione ha inoltre attivato un “progetto speciale” per il quale hanno lavorato una trentina di tecnici dal 2015. Dopo il trasferimento di queste competenze ad Arpae, sono state assegnate all’agenzia ulteriori 49 collaboratori per rafforzare l’attività di recupero. Questo impegno, ha spiegato Gazzolo, ha consentito di mettere in campo ad oggi circa 200 nuove ingiunzioni di pagamento mentre, a dicembre 2017, erano stati conclusi 406 procedimenti. Altre 1079 pratiche sono poi in fase di istruttoria.
L’assessore ha poi spiegato come il conferimento alle Regioni della delega sul demanio idrico, avviato dal 2001, abbia seguito un percorso complesso, che si è protratto per anni. Cosa, questa, che ha ostacolato una gestione efficiente della competenza. Del resto, a fronte del trasferimento nei propri organici di sole 9 persone provenienti dai ranghi dello Stato, la Regione si è trovata a dover gestire circa 80 mila pratiche.
È chiara, quindi, la difficoltà organizzativa che è derivata non solo per l’Emilia-Romagna, ma per tutte le Regioni italiane, ha concluso Paola Gazzolo. Così come è chiaro l’impegno della Regione ad affrontare e risolvere una vicenda estremamente complessa, nella piena trasparenza.


