“Il lavoro femminile è la misura della qualità dello sviluppo. Questa ricerca invita Modena a mettersi davanti allo specchio: è una provincia forte, capace di creare lavoro ma, proprio per questo, non può accettare che le donne restino più spesso fuori dal mercato, entrino con contratti fragili e guadagnino meno già dopo la laurea. Da donna e da sindacalista dico che la strada è chiara: partecipazione nelle imprese, contrattazione aziendale, stabilizzazioni, welfare e condivisione dei carichi di cura”.

Così Rosamaria Papaleo, leader della Cisl Emilia Centrale, commenta il nuovo report Cisl Emilia-Romagna sul mercato del lavoro in ottica di genere.

MODENA SOTTO LA MEDIA REGIONALE

Nel 2025 il tasso di occupazione femminile a Modena si è fermato al 67,6%, due punti sotto la media regionale (69,6%). Il tasso maschile modenese è all’82,9%, sotto l’84,3% regionale, ma il divario resta pesante: 15,3 punti tra uomini e donne modenesi, più dei 14,7 regionali. La traiettoria preoccupa: le donne passano dal 70,8% del 2023 al 67,6% del 2025, mentre gli uomini salgono dall’81,3% all’82,9%.

ETÀ E CURA: IL NODO DELLA VITA REALE

Il divario colpisce negli anni in cui si costruiscono lavoro, autonomia e famiglia. Tra i 25 e i 34 anni lavora il 94,2% degli uomini e il 74,2% delle donne; tra i 35 e i 44 anni il gap sale a 21,4 punti: 94,3% contro 72,9%. Nella fascia 55-64 anni il dato femminile modenese è al 61%, sotto il 62,4% regionale. Non c’è solo ingresso, ma permanenza: maternità, figli, anziani e cura continuano a pesare.

DISOCCUPAZIONE GIÙ, INATTIVITÀ TROPPO ALTA

Nel 2025 la disoccupazione femminile modenese è al 4%: in forte calo rispetto al 7,9% del 2023 e miglior dato regionale insieme a Bologna. A Modena sono meno le donne disoccupate degli uomini (4,3%). Attenzione, però: l’inattività femminile, cioè chi non cerca più lavoro, è al 33,6%, contro il 32,1% regionale e il 20,8% degli uomini modenesi. È la zona grigia in cui spariscono reddito e pensione futura.

PART-TIME E CONTRATTI: LA LEVA È IN AZIENDA

Il 61,5% delle assunzioni part-time a Modena riguarda le donne. Il tempo determinato pesa sul 77,3% delle assunzioni femminili, contro il 74% maschile. Sul tempo indeterminato il rapporto si ribalta: 26% uomini, 22,7% donne. Nelle trasformazioni a tempo indeterminato prevalgono gli uomini con il 56%; nei passaggi da tempo indeterminato a tempo parziale pesano le donne (69,2%).

“Questi numeri dicono che la battaglia evocata nei convegni non è stata vinta e spesso nemmeno giocata – attacca Papaleo –. La leva più forte è portare la questione femminile dentro le imprese, dove si decidono orari, organizzazione, premi, flessibilità, carriere. La contrattazione aziendale deve sprigionare tutto il suo potenziale: welfare, permessi, banca ore, sostegni alla genitorialità e cura degli anziani, premi che non penalizzino maternità e part-time. Modena ha una Ferrari, il talento femminile, ma continua a metterla in pista con il motore depotenziato”.

UNIMORE: ECCELLENZA E DIVARIO CONVIVONO

A un anno dalla laurea 3+2 all’Università di Modena e Reggio Emilia, i risultati sono spesso i migliori della regione: stipendi più alti per uomini e donne, più indeterminato e meno part-time involontario. Ma il divario resta. Le laureate sono più numerose dei maschi (962 contro 920), ma lavorano meno (88% contro 91,9%), hanno meno contratti fissi (35,9% contro 46,6%), più tempo determinato (26,8% contro 13,6%) e più part-time (11,4% contro 2,2%). La busta paga è già divisa: 1.500 euro per le donne, 1.740 per gli uomini. Un gap di 240 euro: “Il problema non è la preparazione delle donne – conclude Papaleo – ma il modo in cui il mercato ne riconosce il valore”.

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