Nel marzo 2023, i Carabinieri della Stazione di Novellara avevano dato esecuzione a un provvedimento di carcerazione emesso nel febbraio precedente dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata, arrestando un uomo di 52 anni residente in un comune della Bassa Reggiana. L’uomo era stato condannato con sentenza definitiva a 2 anni e 8 mesi di reclusione per gravi episodi di violenza fisica e psicologica ai danni della compagna invalida.

Tuttavia, dopo solo un mese in carcere, il 4 aprile 2023, il GIP del Tribunale di Macerata, in veste di Giudice dell’Esecuzione, aveva disposto la sua scarcerazione. La pena detentiva era stata sostituita dal lavoro di pubblica utilità presso una cooperativa sociale locale. Tale beneficio è stato ora revocato con un’ordinanza emessa il 14 aprile 2026 dallo stesso giudice, che ha imposto l’immediato ripristino della detenzione carceraria per l’esecuzione della pena residua.

La vicenda giudiziaria trae origine da una lunga storia di maltrattamenti: la coppia, originaria del Reggiano, si era trasferita nella provincia di Macerata, dove i comportamenti violenti dell’uomo, mossi da un’evidente gelosia ossessiva, si erano aggravati. Dal 2020 fino al loro culmine nel giugno dello stesso anno, il 55enne ha sottoposto la convivente a gravi abusi, che quest’ultima ha subito nell’impossibilità di difendersi a causa delle sue condizioni fisiche ed economiche. Le violenze includevano insulti, percosse e l’isolamento sistematico: l’uomo le sequestrava il telefono per impedirle di avere contatti con i familiari o richiedere aiuto. L’apice della brutalità è stato raggiunto nel giugno 2020, durante una lite esplosa davanti al figlio minore della coppia. L’uomo picchiò la donna con pugni alla nuca, schiaffi e calci, afferrando infine una cassettiera del bagno per scagliarla contro di lei. Non contento, minacciò di incatenarla e farla morire” una volta tornati a Novellara.

Fu solo grazie al coraggio della vittima, che riuscì a trovare riparo e denunciare tutto ai Carabinieri, che si pose fine a questa spirale di violenza. L’impianto accusatorio si è dimostrato solido in tutti i gradi di giudizio: nel dicembre 2020 fu emessa la prima condanna dal GUP del Tribunale di Macerata; nel maggio 2022 la Corte di Appello di Ancona confermò integralmente la sentenza; infine, nel febbraio 2023 la Corte Suprema di Cassazione dichia inammissibile il ricorso dell’imputato, rendendo definitiva la condanna.

Dopo la revoca del regime alternativo, l’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura di Macerata, l’11 giugno 2026, ha rideterminato la pena residua. Tenendo conto del mese e dei due giorni già trascorsi in carcere e dei 156 giorni di lavoro di pubblica utilità effettuati prima della revoca, il totale da scontare è stato calcolato in 2 anni, 1 mese e 22 giorni in regime detentivo. Ieri i Carabinieri della Stazione di Novellara hanno eseguito l’ordine: rintracciato l‘uomo e completate le formalità previste, lo hanno trasferito in carcere per scontare la pena restante.

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