
Promosso dall’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena e il Liceo Artistico “Adolfo Venturi”, il progetto ha coinvolto attivamente studenti, docenti e professionisti della salute in un percorso creativo e formativo sviluppato all’interno di uno dei luoghi più avanzati della ricerca clinica. Le opere, una ventina in tutto, realizzate dagli studenti della classe 4aG – Arti Figurative del Liceo Artistico “Adolfo Venturi”, guidati dal professor Diego Cataldo e sotto la dirigenza della professoressa Luigia Paolino, sono state installate in modo permanente negli spazi comuni del Centro Trial Clinici, al quarto piano del corpo G del Policlinico di Modena.
L’idea è quella di vedere, con gli occhi dell’artista, come interpretare il concetto di salute, puntando soprattutto sui colori e la loro intensità piuttosto che su aspetti figurativi, andando quindi ad agire in modo particolare sulla sfera emotiva. L’iniziativa contribuisce a trasformare l’ambiente sanitario in uno spazio più accogliente, umano e capace di dialogare con chi lo vive quotidianamente: pazienti, ricercatori, operatori sanitari e cittadini. Il progetto vuole proporsi come modello innovativo e replicabile, capace di integrare ambiti diversi – scientifico, clinico e artistico – per costruire una visione più completa e contemporanea della cura.
«L’iniziativa curARTE rappresenta un esempio concreto di come linguaggi diversi possano incontrarsi per arricchire il contesto della cura. L’arte, inserita in un luogo dedicato alla ricerca clinica, diventa parte integrante di un approccio che considera la persona nella sua interezza – ha dichiarato il professor Fabio Tascedda, docente di Farmacologia dell’Università di Modena e Reggio Emilia e Responsabile del Laboratorio di Farmacologia Clinica e Farmacogenomica del Policlinico di Modena – in un contesto in cui la ricerca clinica costituisce un pilastro fondamentale per lo sviluppo della medicina del futuro, curARTE introduce una dimensione ulteriore: quella della qualità degli spazi e delle emozioni, riconoscendo il valore dell’ambiente nel promuovere benessere e qualità della vita».
«L’iniziativa – commenta il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, Ingegner Luca Baldino – rappresenta inoltre un significativo esempio di collaborazione tra istituzioni, rafforzando il ruolo congiunto dell’Università di Modena e Reggio Emilia e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena come poli d’eccellenza non solo in ambito clinico e scientifico, ma anche culturale e sociale. Allo stesso tempo, valorizza il talento dei giovani, offrendo loro un’esperienza concreta a contatto con il mondo della ricerca e contribuendo ad avvicinare la cittadinanza alla medicina clinica in modo più accessibile e partecipato».
«CurARTE è uno degli esempi più autentici della capacità dell’Università di dialogare con la comunità e generare valore condiviso – dichiara il professor Marcello Pinti, Vicerettore con delega alla Terza Missione di UNIMORE – Gli studenti e le studentesse del Venturi hanno saputo ‘vedere, con gli occhi dell’artista, come interpretare il concetto di salute’, trasformando così un luogo di ricerca avanzata in uno spazio capace di accogliere ed emozionare. Il loro lavoro dimostra che cultura, scienza e formazione possono intrecciarsi in modo virtuoso, e dà alla cittadinanza un esempio concreto di come l’arte possa diventare parte integrante della cura. È un modello che vogliamo continuare a sostenere e replicare, perché racconta una Università aperta e profondamente radicata nel territorio».
«Il progetto CurArte rappresenta un esempio concreto di come la scuola possa farsi centro di produzione culturale e dialogare attivamente con il territorio – spiega la Dirigente Scolastica dell’Istituto “Venturi”, professoressa Luigia Paolino – i nostri studenti hanno affrontato una sfida autentica, mettendo il proprio talento al servizio della comunità e contribuendo a umanizzare gli spazi della cura. Questo percorso non è solo espressione di qualità artistica, ma testimonianza di crescita civile e consapevolezza, in piena coerenza con la missione educativa del nostro Istituto».
«Con Risonanze Cromatiche – prosegue il professor Diego Cataldo, il docente del “Venturi” – abbiamo voluto superare l’idea di intervento decorativo, costruendo un progetto complesso in cui la pittura diventa esperienza percettiva e strumento di relazione con lo spazio della cura. Gli studenti hanno affrontato un percorso rigoroso, fatto di ricerca, confronto e disciplina operativa, sviluppando competenze artistiche e collaborative. Il risultato è un’architettura cromatica capace di dialogare con chi vive questi luoghi, offrendo un contributo concreto alla qualità emotiva degli ambienti».


