Il ruolo del Rizzoli, nato nel 1896 e IRCCS da quasi 45 anni, è confermato dalle recenti valutazioni ministeriali sulla Ricerca corrente 2025 e dai risultati del Bando Ricerca finalizzata 2024.

Il Rizzoli è il primo Irccs regionale per numero di pubblicazioni e a livello nazionale su tutti i 44 Irccs monotematici è quinto per impact factor e secondo per volume di finanziamenti attratti dall’estero, prevalentemente per progetti europei.

Per quanto riguarda la ricerca finalizzata, al Rizzoli sono stati assegnati 1,73 milioni di euro per la realizzazione di 4 progetti di ricerca, tre dei quali guidati da giovani ricercatori under40.

“L’impatto sui pazienti è evidenziato dai 4 PI, cioè Principal Investigator, clinici (Chirurgia vertebrale, Clinica Ortopedica e Traumatologica II, Medicina e Reumatologia) che, in collaborazione con ricercatori anche come Co-PI, affronteranno patologie diffuse e invalidanti: la degenerazione del disco intervertebrale, le lesioni meniscali e del legamento crociato anteriore e le artriti infiammatorie/immunitarie delle grandi articolazioni – spiega la direttrice scientifica del Rizzoli Milena Fini. – Tre progetti sono in collaborazione con le Università di Bologna e di Ferrara ed uno con l’AUSL di Bologna”.

In uno dei progetti finanziati verrà approfondito il ruolo del metabolismo del ferro nei pazienti con la degenerazione del disco vertebrale unitamente a biomarcatori specifici, dove si studierà inoltre il rapporto fra questi e il grado di atrofia muscolare vertebrale. Questo studio – PI il dottor Gisberto Evangelisti della Chirurgia Vertebrale e Co-PI la ricercatrice Emanuela Amore del laboratorio RAMSES del Rizzoli – vede anche la collaborazione con l’Università di Ferrara.

Il dottor Alberto Grassi della Clinica II coordinerà uno studio preclinico e clinico per l’impiego di tecniche rigenerative di ortobiologia quali le cellule staminali del tessuto adiposo in associazione a tecniche di sutura per la riparazione del menisco evitandone l’asportazione. La Clinica II vede coinvolto anche il dottor Gian Andrea Lucidi e la collaborazione con i ricercatori Melania Maglio (Co-PI) e Gregorio Marchiori della struttura Scienze e Tecnologie Chirurgiche prevede la messa a punto di modelli avanzati di colture tessutali di menisco.

Il terzo progetto finanziato vede come PI il direttore della Clinica II Stefano Zaffagnini e ha come obiettivo lo sviluppo di un dispositivo medico con uno studio preclinico e clinico sulla chirurgia personalizzata sull’inserzione anatomica del legamento crociato anteriore al fine di migliorare i risultati della tecnica chirurgica, aumentare la stabilità del ginocchio, migliorare i risultati funzionali e ridurre le complicanze quali la ri-rottura del legamento. I ricercatori Carola Cavallo (Co-PI) del laboratorio RAMSES e Alessandro Gambardella della struttura Scienze e Tecnologie Chirurgiche affiancheranno i clinici dell’Istituto unitamente all’Università di Bologna.

In uno studio clinico multicentrico si valuterà infine la sicurezza e l’efficacia dell’embolizzazione con angiografia superselettiva arteriosa nel trattamento per ridurre il dolore e l’infiammazione nei pazienti con artrite delle grandi articolazioni. Lo studio, guidato dal PI (Principal Investigator) Jacopo Ciaffi della Medicina e Reumatologia del Rizzoli in collaborazione con il responsabile della Radiologia interventistica angiografica Giancarlo Facchini quale Co-PI e il dottor Giuliano Peta della Radiologia diagnostica e interventistica, vedrà anche la collaborazione con la Medicina Interna a indirizzo reumatologico dell’AUSL di Bologna.

“Si tratta di studi che hanno il chiaro obiettivo di migliorare il trattamento di cura e la qualità di vita dei pazienti affetti da patologie altrimenti invalidanti – sottolinea la dottoressa Fini. – Prendendo ad esempio il progetto relativo al trattamento chirurgico del legamento crociato, è evidente non solo l’obiettivo clinico-scientifico, ma anche il lungo percorso e i precedenti progetti di ricerca corrente che ne hanno consentito lo sviluppo. Un cammino fondato sul valore dello studio e sulla volontà di non accontentarsi mai per spingersi oltre i limiti terapeutici attuali. Grazie al progetto, per le lesioni del legamento crociato anteriore sarà valutato un dispositivo medico stampato in 3D che riproduce l’inserzione anatomica tibiale del legamento. Questo permetterà di ridurre i rischi di ri-rottura e un più rapido recupero funzionale nella popolazione attiva. Una specifica tecnica chirurgica per l’inserzione sarà valutata grazie alla collaborazione con l’Università di Bologna-Centro di Anatomia Clinica e Chirurgica Sperimentale e Molecolare quale centro di riferimento nazionale riconosciuto dal Ministero della Salute per la conservazione e l’utilizzazione dei corpi donati alla scienza. Il progetto integra quindi un percorso clinico e di ricerca preclinica multidisciplinare, di generosità per la scienza, di innovazione e trasferimento tecnologico e di medicina sempre più centrata sul paziente”.

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