
Il mese di marzo del 1945, in Appennino, fu caratterizzato da un’intensa attività di guerriglia partigiana contro unità nazi-fasciste. Il territorio di Castelnovo, uno dei centri principali sulla statale 63, era considerato una delle roccaforti più strategiche per l’occupante tedesco; non stupisce, dunque, che tra il 9 e il 10 marzo, distaccamenti delle brigate garibaldine e delle fiamme verdi avessero portato azioni offensive contro il nemico.
Il giorno 9, infatti, l’attacco al presidio tedesco di Croce portò alla cattura di un caporal maggiore tedesco; sorte peggiore toccò a tre suoi commilitoni in pattuglia, uccisi dai garibaldini durante lo scontro a fuoco. Due di loro, infatti, perirono in combattimento contro i partigiani a Campolungo, alle prime ore del 10 marzo.
La conseguente rappresaglia nazista fu rapida e feroce, colpì proprio l’area compresa tra Campolungo e Croce, rispettivamente luogo di provenienza e meta dei tre civili intercettati, Lea Giansoldati, Mario Colombari e Agostino Gianpellegrini. Essi furono ghermiti da una pattuglia tedesca, nonostante fossero in possesso di regolare lasciapassare, nel mattino di quello stesso giorno e portati a Castelnovo, presso Villa Marconi, sede del comando tedesco. Il mattino successivo, 11 marzo, i tre cittadini inermi furono fucilati alle porte del paese, all’Albiaccio, località poco distante dall’ospedale creato da Pasquale Marconi, all’epoca vice-commissario generale delle brigate di montagna.


