
La Procura reggiana, condividendo con le risultanze investigative dei carabinieri, otteneva dal Tribunale di Reggio Emilia la misura cautelare non custodiale dell’allontanamento della casa familiare e del divieto di avvicinamento alla vittima, prescrivendo di non avvicinarsi a meno di 5000 metri dalla vittima e di non comunicare con lei in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo. Prescrivendo anche il dispositivo di controllo. Il 21 dicembre, i carabinieri di Collagna, si recavano presso l’abitazione del 36enne per dare esecuzione alla misura, ma avendo l’uomo negato il consenso all’adozione del braccialetto elettronico, i militari lo traevano in arresto e come disposto in ordinanza, lo accompagnavano in carcere.
Dalle risultanze investigative è emerso come l’uomo, dal 2014, con condotte reiterate, in abituale stato di alterazione determinato dall’assunzione di bevande alcoliche e sostanze stupefacenti, maltrattava il padre convivente, aggredendolo quotidianamente verbalmente e fisicamente, spesso con l’uso di oggetti atti ad offendere, quali cacciaviti, martelli, bastoni, colpendo il padre, anche di notte. Lo minacciava di morte direttamente e indirettamente, tramite i fratelli o altri parenti, offendendolo e denigrandolo, pretendendo continuamente soldi per comprarsi alcool e droghe, arrivando anche a danneggiare a martellate il trattore, le autovetture e altri suppellettili, rubandogli motoseghe e altri attrezzi da lavoro, facendogli continui dispetti e lasciandosi andare improvvisamente ad eccessi di ira e aggressività verso chiunque si trovava davanti, tanto da costringere i fratelli a non andare più a trovare il padre per paura delle sue reazioni.
I militari di Collagna il 21 dicembre scorso si recavano a casa del 36enne per dare esecuzione al provvedimento, ma poiché l’uomo, negava il consenso all’adozione del braccialetto elettronico, i militari lo traevano in arresto e come disposto in ordinanza, lo conducevano in carcere. Dopo circa un mese, l’indagato acconsentiva di indossare il braccialetto elettronico, e usciva dal carcere, recandosi a vivere presso l’abitazione di un amico. Ieri, il 36enne, contattava i carabinieri della stazione di Ramiseto, manifestando l’intenzione di volersi togliere il braccialetto elettronico. Negando pertanto il consenso precedentemente prestato all’applicazione sulla sua persona. Veniva quindi arrestato dai militari della stazione di Ramiseto e tradotto in carcere.
Gli accertamenti relativi al procedimento, in fase di indagini preliminari, proseguiranno per i consueti approfondimenti investigativi al fine delle valutazioni e determinazioni inerenti all’esercizio dell’azione penale.


