
L’attività ispettiva ha interessato attività di ristorazione, esercizi commerciali di vendita
all’ingrosso e al dettaglio di alimenti etnici, stabilimenti di produzione e lavorazione delle carni. In diverse circostanze sono stati prelevati dei campioni per l’identificazione del DNA e la ricerca di PSA le cui analisi, in 5 casi, hanno evidenziato la presenza del virus che però è bene ricordare non è trasmissibile all’uomo.
I prodotti alimentari risultati positivi al virus, già sottoposti a blocco ufficiale, sono stati avviati alla distruzione mentre si è proceduto al ritiro di quelli eventualmente ancora in commercio.
I controlli, anche nei casi dove non è stata evidenziata la presenza di peste suina, hanno consentito comunque di accertare diverse irregolarità nel settore della sicurezza alimentare:
– gravi carenze igienico sanitarie e strutturali per la presenza di sporco diffuso e pregresso nei locali destinati alla preparazione e al deposito degli alimenti nonché delle attrezzature impiegate nella manipolazione;
– presenza di insetti, anche vivi, oltre a escrementi di roditori a causa di una mancata applicazione di idonee procedure e interventi finalizzati al contrasto degli animali infestanti;
– omessa applicazione delle procedure previste dal manuale di autocontrollo basato sul sistema H.A.C.C.P;
– mancata rintracciabilità della provenienza delle carni.
La particolare attenzione posta alla provenienza delle carni ha portato al sequestro di un totale di 5.500 kg per mancanza delle informazioni obbligatorie e nello specifico 3.800 kg in provincia di Ferrara, 300 kg in provincia di Forlì-Cesena e 1.400 kg in provincia di Bologna. Nel complesso sono state elevate 16 sanzioni amministrative a carico degli operatori del settore alimentare per un importo complessivo di 25.000,00 €.
Su richiesta dei Carabinieri del Nucleo felsineo, il Dipartimento di Sanità Pubblica delle AUSL competenti ha proceduto alla sospensione di 3 attività commerciali.


