
«La situazione quest’anno è stata più complicata rispetto all’inverno precedente, inutile negarlo – concludono dall’associazione –. Ormai, però, non possiamo più basarci solo sull’effetto neve, per quanto, nelle zone montane, rimanga comunque il primo elemento trainante per il turismo. Bisogna lavorare di concerto con le amministrazioni e gli enti per studiare soluzioni che vadano oltre la stagionalità, valorizzando, ad esempio, i cammini, che possono essere percorsi in qualsiasi momento dell’anno e in qualsiasi condizione. Gli imprenditori hanno diverse possibilità con contributi e bandi per investire nelle strutture, riqualificando e innovando l’offerta così da attrarre visitatori e rivolgendosi anche ai giovani, in modo da creare una continuità nel turismo. Sicuramente, poi, dietro a periodi difficili si celano anche altre complicazioni, come un progressivo spopolamento delle aree montane e un invecchiamento generalizzato della popolazione. Fattori su cui le amministrazioni locali, insieme agli enti del territorio, devono agire con azioni concrete, migliorando l’offerta di servizi e incentivando i giovani a rivivere i territori dell’Appennino».


