
L’attività ispettiva ha consentito di ricostruire, sulla scorta dell’esigua documentazione conservata ed esibita e l’incrocio con le numerose banche dati in uso al Corpo, il volume d’affari realizzato ed il reddito imponibile prodotto. Il lavoratore autonomo, che non ha mai istituito i registri fiscali obbligatori, non ha dichiarato dal 2017 al 2021 compensi per 519.295,00 euro e non ne ha contabilizzati 387.860,00 euro dal 2022 al 2023. Oltre alle imposte dirette, per i compensi fatturati non è stata dichiarata all’Amministrazione finanziaria I.V.A. dovuta per 138.093,00 euro.
L’evasione fiscale posta in essere dal libero professionista ha anche comportato il suo deferimento alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, per l’omessa presentazione delle dichiarazioni annuali ai fini delle imposte sui redditi e dell’I.V.A. e per l’occultamento e la distruzione della documentazione fiscale obbligatoria; violazioni penalmente rilevanti previste rispettivamente dagli artt. 5 e 10 del D.Lgs. n. 74/2000.
L’evasione fiscale costituisce un grave ostacolo allo sviluppo economico perché distorce la concorrenza e l’allocazione delle risorse, mina il rapporto di fiducia tra cittadini e Stato e penalizza l’equità, sottraendo spazi d’intervento a favore delle fasce più deboli. Da qui l’importanza dell’azione “chirurgica” contro gli evasori totali e i frodatori.


