
“L’orientamento dei consumi alimentari e i programmi di promozione della enogastronomia regionale di qualità sono una strada vincente per creare e sviluppare sempre più una cultura del cibo e una buona conoscenza sugli stili sani di vita e di alimentazione- ha affermato l’assessore Mammi-. Abbiamo l’obiettivo di far acquisire consapevolezza ai cittadini su questi temi, anche attraverso le implicazioni ambientali, etiche e sociali delle scelte alimentari, sottolineando l’importanza di pratiche volte alla prevenzione dello spreco. E l’indagine sarà uno strumento utile per l’elaborazione del nuovo Programma per l’orientamento dei consumi e l’educazione alimentare 23-25”.
Svolto su un campione rappresentativo di oltre 500 famiglie dell’Emilia-Romagna, il report evidenzia i comportamenti e le sensibilità sul tema della sostenibilità degli acquisti, dei consumi e allo spreco alimentare.
“Lo spreco alimentare domestico è una piaga a livello globale e ricordiamo l’obiettivo di dimezzare entro il 2030 i numeri attuali- spiega Andrea Segrè, docente dell’università di Bologna e direttore scientifico di Waste Watcher International-. Ci sono Paesi e aree del mondo più o meno virtuosi: il caso dell’Emilia-Romagna rientra certamente fra quelli positivi, per le tante iniziative avviate e i dati emersi dall’indagine. Può indubbiamente valere come modello anche per altre realtà. Tuttavia, in un contesto come quello attuale con un’inflazione alimentare che incide anche sulla qualità del consumo alimentare, è fondamentale ridurre lo spreco domestico che significa risparmiare risorse economiche e naturali e promuovere diete sane e sostenibile”.
Secondo Luca Falasconi, coordinatore Waste Watcher International Italy e docente all’università di Bologna, ”la prevenzione e il contrasto allo spreco alimentare così come la promozione di diete sane e sostenibili, non possono che passare attraverso i canali di informazione più utilizzati oggi, social e web, canali che i cittadini emiliano-romagnoli dichiarano di utilizzare più di altri quando cercano informazioni su tali temi”.
I dati più significativi dell’indagine
Sono state raggiunte 500 famiglie di tutte le province della regione, per un totale di 1.330 persone intervistate. La distribuzione omogenea a livello territoriale, con un equilibrio tra le aree rurali e quelle urbane, rende uno spaccato dettagliato della situazione attuale.
Una buona percentuale di emiliano-romagnoli (oltre il 70%) dichiara di seguire una dieta alimentare sana e sostenibile, basata sulla dieta mediterranea e con prodotti locali. Nelle aree rurali emerge una maggiore competenza sul cibo rispetto alle aree urbane.
Una parte dei giovani intervistati (24%) effettua acquisti di vicinato, in controtendenza con il prevalente acquisto presso la grande distribuzione, dimostrando una certa sensibilità al tema della sostenibilità e una prodotti locali.
L’acquisto online di alimentari non ha preso piede in Emilia-Romagna dove evidentemente, per motivi culturali, si preferisce scegliere, acquistare e preparare direttamente il cibo.
I principali canali d’informazione sull’alimentazione utilizzati (65%) sono il web e i social, ritenuti soprattutto dai giovani canali affidabili; la scuola (63%) è la sede più opportuna per far acquisire maggiore consapevolezza sull’alimentazione.
Altri risultati della ricerca evidenziano la tendenza generale ad acquistare in supermercati e ipermercati, con scarso interesse in generale per i negozi e i mercati di vicinato.
Il prezzo è il principale fattore di scelta dei prodotti per una buona fetta di intervistati, assieme a una scarsa attenzione al packaging come elemento di sostenibilità (tenuta in considerazione solo da una ridotta percentuale). La scelta del prodotto confezionato è spiegata anche per la possibilità da parte dei consumatori di consultare le informazioni in etichetta.


