
Lo ha detto il consigliere regionale della Lega, Stefano Bargi, intervenendo nell’assise dell’Assemblea legislativa. “La situazione italiana è particolarmente complicata: negli ultimi 30 anni siamo stati l’unico Paese di quelli dell’Area Euro nel quale il potere d’acquisto dei lavoratori è diminuito del 3%. Nel nostro Paese si è affermata la contrattazione nazionale collettiva, che evidenzia e tiene conto delle peculiarità dei singoli comparti produttivi, tanto che fissa un salario minimo uguale per tutti i lavori risulterebbe stridente rispetto allo status quo. In aggiunta, oggi si parla di un salario minimo che dovrebbe ruotare attorno ai 9 euro all’ora: siamo sicuri che i contratti disciplinati dalla contrattazione collettiva non includano già quel valore come parametro minimo e di conseguenza, gli effetti di un salario minimo sarebbero apprezzati più dalla parte imprenditoriale che da quella dei lavoratori? Inoltre, la spina dorsale del sistema-Italia è composto per oltre il 98% da piccole e micro imprese, che fanno anche e soprattutto della flessibilità il loro punto di forza. Da qui le perplessità circa la definizione di un salario minimo orario uguale per tutti i lavoratori. A nostro modo di vedere, infatti, sarebbe ben più utile e funzionale un sistema di ancoraggio dei salari all’inflazione, ovviamente all’interno di un quadro di riforma complessiva dell’intero sistema economico-produttivo del Paese” conclude Bargi.


