
La causa dell’aria pestilenziale che si respira in pianura Padana non può essere riconducibile, neanche in minima parte, al traffico veicolare del centro storico. Le emissioni di PM10 prodotte di veicoli circolanti su strada si sono notevolmente ridotte nell’ultimo decennio grazie alla circolazione di automezzi a minore impatto ambientale. La maggior parte dell’inquinamento è invece prodotta dal riscaldamento (su cui non vi sono controlli di sorta) e dalle attività produttive. E’ un problema molto più generale di conversione energetica, di transizione verso energie rinnovabili e ad impatto ridotto.
“Chiudere tutto il centro, inoltre, non migliorerebbe di certo la qualità della vita e limitare l’accessibilità al centro cittadino metterebbe inoltre in discussione la sopravvivenza delle attività commerciali, di servizio, turistiche ed artigianali in esso insediate. Il rischio è quello di consegnare il cuore della città all’abbandono e allo spopolamento incentivando fenomeni come la microcriminalità e atti vandalici. Un centro storico spopolato è anche un luogo degradato e insicuro mentre noi vorremmo che Carpi fosse una città aperta, accessibile, facile da raggiungere e da frequentare. Senza ostacoli fisici e intangibili quali possono essere una spazio buio, nascosto, o poco sicuro – conclude Pacchioni”.


