
Nel 2020, come richiesto dalla Soprintendenza, sono iniziate le indagini archeologiche preliminari sull’area di coltivazione. È stata messa in evidenza la presenza dei livelli di frequentazione di epoca romana e dell’età del ferro, con elementi significativi in due settori, in particolare il settore ovest della cava. Qui è stato richiesto un ampliamento dell’area di indagine al fine di meglio comprendere le strutture messe in luce. Si è così individuata un’area antropizzata caratterizzata dalla presenza di uno strato di frequentazione databile alla seconda età del ferro, che ha restituito moltissimi reperti, tra i quali spiccano un’abbondante presenza di ceramica grigia e di ceramica di tradizione non locale, oltre a una fibula celtica, probabilmente attribuibili alla componente ligure e celtica presente nell’area tra IV e III secolo a.C.
Il settore indagato è caratterizzato dalla presenza di una canalizzazione di origine naturale in parte risistemata, orientata in senso est-ovest, sul cui margine meridionale si affacciava l’imboccatura di una fornace a pianta rettangolare, oltre ad almeno altri due punti di fuoco.
La fornace, caratterizzata da pianta rettangolare ed una struttura in concotto, è di tipo verticale (con camera di combustione e camera di cottura sovrapposte) e conservata limitatamente al prefurnio (l’imboccatura e parte dell’area di lavorazione del combustibile) e alla camera di combustione inferiore, con resti dell’imposta della copertura a volta che chiudeva in origine la camera di cottura. Della camera di combustione si conservano quattro dei cinque muretti di sostegno del piano forato, costituiti da mattoni in argilla concottata e parzialmente vetrificata. Al disopra dei muretti si conserva un lacerto del piano forato che su questi appoggiava e sul quale si impilava il materiale ceramico da cuocere. Tre delle sei intercapedini tra i muretti di sostegno sono state indagate fino al piano inferiore della camera di combustione.
La fornace è orientata con l’imboccatura rivolta a nord, su un canale che tra i diversi livelli di riempimento presentava porzioni della sua struttura superiore demolita, oltre a numerosi reperti ceramici e metallici. A sud della fornace sono state individuate inoltre alcune buche di palo, in parte riferibili a tettoie o strutture leggere funzionali all’impianto produttivo. Si trattava dunque di un’area di lavorazione prossima ad un insediamento la cui localizzazione ancora sfugge.
In considerazione del buono stato di conservazione della struttura e dell’importante significato per lo studio del contesto nell’ambito del popolamento del territorio in epoca preromana, l’Amministrazione comunale ne ha richiesto la musealizzazione all’interno dell’Antiquarium.
È stato quindi redatto dai restauratori della Soprintendenza un articolato progetto di distacco e restauro conservativo della fornace che, a seguito di autorizzazione della Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale, potrà essere rimossa dall’area di indagine e ospitata e restaurata nei locali del Museo archeologico.
Il progetto si innesta in un consolidato percorso di collaborazione tra Soprintendenza e Comune di Spilamberto, avviato a partire dal 1979 a seguito delle importanti scoperte nel fiume Panaro, grazie ad uno specifico accordo di valorizzazione siglato nell’agosto 2021 e vede in campo i restauratori della Soprintendenza, gli archeologi professionisti, il Gruppo Naturalisti di Spilamberto e gli Uffici Tecnico e Cultura del Comune di Spilamberto.


