
Una cerimonia che, a distanza di qualche mese dall’intitolazione di un’aula a Emma, negli spazi del Dipartimento di Sociologia in cui la ragazza studiava Sociologia e Servizio Sociale, ribadisce con ancora più forza l’impegno dell’Ateneo per la memoria, che si traduce in un patto preciso con quanti sono parte della comunità Alma Mater e anche con quanti guardano all’istituzione cercandovi un esempio, una traiettoria etica e morale oltre che educativa.
“Quando solo qualche anno fa abbiamo introdotto ed esteso il senso della laurea alla memoria anche a casi di studenti e studentesse cui non necessariamente mancava solo la discussione della tesi, – ha affermato il Rettore Francesco Ubertini – lo abbiamo fatto per cercare almeno di lenire il dolore di quanti rimangono e sono costretti a vivere nell’assenza e nell’impossibilità di accettarla. Nel caso di Emma, a questo scopo, che pure speriamo possa essere raggiunto (penso qui soprattutto alla mamma, ai famigliari, alle amiche e amici), si aggiunge la volontà e la percepita necessità di legare la nostra memoria a un impegno preciso, perché se è vero che dimenticando il passato ci si costringe a riviverlo, è anche vero che ricordando si può cercare di sovvertire un ordine e imboccare la strada del cambiamento. Nel nome di Emma, tra le righe del suo diploma di laurea, scriviamo il nostro NO deciso a quell’ignoranza che è sempre alla base della violenza di genere, perché l’Università è nata ed esiste proprio per superarla e perseguire la bellezza della coscienza, della conoscenza”.
L’Università deve assolvere il suo compito formativo, di ricerca e terza missione e moltiplicare i momenti di riflessione, già oggi numerosi, con iniziative che siano trasversali, aperte all’intera comunità, perché la violenza di genere non è un problema su cui debbano riflettere sempre e solo le donne.
Per questo la comunità Unibo ha messo sin da subito in campo una forte empatia e diverse azioni per ricordare Emma, tra cui la laurea alla memoria di oggi che corrisponde a un impegno preciso e convinto, nel suo nome, per la lotta alla violenza di genere.


