
“Sassuolo è una grande realtà produttiva che può rappresentare una delle porte verso l’Appennino – afferma Fausto Giovanelli –. Qui le sfide della sostenibilità sono quelle vere e si può puntare a un patto metro montano, cercando un’alleanza tra chi vive nelle zone urbane e beneficia dei servizi dell’Appennino e chi vive nelle zone montane, favorendo un proficuo scambio di beni e servizi. Mab propone un patto di collaborazione tra istituzioni, organizzazioni, imprese, cittadini, scuole… Proprio UNESCO chiede, dal ’98, l’entrata e il coinvolgimento dei centri urbani visto che l’attenzione è su uomo e sviluppo sostenibile. L’Appennino rimane il centro e il baricentro della Riserva Mab, ma c’è una relazione inscindibile tra città e campagna e la collaborazione porta sempre valore aggiunto”.
Sul piatto, per il coordinatore c’è il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità “oltre che una capacità di relazioni, di comunicazione, di progettazione in ambito educativo, scientifico, culturale, formativo che l’Appennino da solo non potrebbe conseguire”. Da qui una “chiara complementarità di funzioni con le città, dato che c’è una domanda delle città di essere più verdi e sostenibili e dall’altro lato un bisogno dell’Appennino di attrarre e trattenere intelligenze e competenze, attitudini professionali e imprenditoriali, anche per integrare e mantenere ricco il tessuto sociale e culturale e al tempo stesso per mettere in valore le risorse naturali sottoutilizzate”.
“L’inclusione di un’area o di una comunità urbana in una riserva di biosfera, naturalmente, non è di per sé un’esauriente e sufficiente risposta all’insieme delle problematiche delle relazioni urbano-rurale – conclude il presidente –. Tuttavia, è importante che le città non trascurino i territori circostanti cercando di connettersi con le aree interne limitrofe nel raggiungimento degli obiettivi della sostenibilità”.


