
“Quello che chiediamo – prosegue Lapam – è la conferma ufficiale di poter aprire i centri fondo del nostro Appennino che sono già pronti ad aprire i battenti e, di conseguenza, le scuole di questa disciplina e le altre attività che orbitano attorno agli impianti dello sci di fondo. Sci di fondo significa sport all’aria aperta e in maniera singola e, in buona sostanza, non vediamo grandi differenze con il correre all’aperto. Mantenendo il distanziamento, senza impianti di risalita e spogliatoi, non ci sono problematiche di carattere epidemiologico. In più, anche se si tratta di uno sport non di massa, aprire a questa disciplina significa dare la possibilità alle attività collegate di poter lavorare in tutta sicurezza. Inoltre – prosegue Lapam – in Appennino c’è la possibilità di camminare e di fare ciaspolate sulla neve, tanto per fare solo qualche esempio. E’ evidente che lo spazio in montagna c’è e che queste attività sono consentite e che, dunque, le possibilità per passare qualche giorno in Appennino per praticare sport e in piena sicurezza c’è. Non dimentichiamo che nel nostro Appennino ci sono autentiche eccellenze dello sci di fondo, pensiamo ad esempio al comprensorio di Piandelagotti che è tra i più quotati a livello nazionale con decine di chilometri di piste, ma anche agli altri impianti”.


