
Giorgio a Vado di Monzuno è conosciutissimo e molto popolare, e non solo per la sua attività professionale, ma perché dal secondo dopo guerra a oggi si è speso tantissimo per la sua comunità. È infatti orgogliosamente uno dei soci fondatori della Pubblica Assistenza di Vado, che fornisce servizi preziosi quali quelli del 118, il trasporto disabili, i corsi di pronto soccorso e protezione civile.
L’idea partì nel 1981: le associazioni sportive si resero conto di aver bisogno di un ambulanza che intervenisse nel caso fosse stato necessario durante una manifestazione, e con l’aiuto di un paio di carrozzieri della zona adibirono un pulmino Volkswagen. Non è un caso che Giorgio fosse tra i promotori: all’epoca era infatti impegnato con la sua società di ciclisti. Non solo: Giorgio racconta di avere avuto anche la passione per la pesca, e nella sua bottega mostra orgoglioso i premi e riconoscimenti vinti anche a livello nazionale durante le gare fatte presso il Po e i canaloni.
In effetti la bottega di Giorgio a Vado di Monzuno è un piccolo museo: conserva infatti decine di campanelli di biciclette. «Ci servivano soldi per la Pubblica Assistenza» spiega «allora recuperavamo il ferro dalle vecchie bici per ricavarne qualcosa. Si salvavano solo i campanelli che ho conservato qui». Ma il suo piccolo salone, oltre alle poltrone originali del 1953, conserva anche una delle prime macchine elettriche per il caffè, una macchina fotografica Polaroid dei primi anni settanta e tanti altri ricordi. E soprattutto due pubblicazioni di cui Giorgio è particolarmente fiero: “Il nostro Vado” e “La bottega dei ricordi”. Il primo è un libro che racconta la storia della frazione di Vado, scritto nel 2007 con il professor Renato Mazzanti, il secondo, più recente è una raccolta di alcune delle innumerevoli cartoline (nemmeno lui saprebbe dire quante ne ha collezionate) relative a Vado e dintorni nel periodo tra il primo Novecento e il secondo dopo guerra. Documenti storici eccezionali, considerando che la guerra ha profondamente colpito questa zona, radendo al suolo la maggior parte delle abitazioni.
«Con gli anni è cambiato tutto, molti clienti si sono trasferiti, tanti non ci sono più, è cambiato il modo di tagliare i capelli, una volta tutti si tagliavano i capelli corti, adesso solo gli anziani mi chiedono queste sfumature» racconta Giorgio. «Mi sento bene, non ho voglia di smettere di lavorare, ma devo farlo, ho ottant’anni, è arrivato il momento. Il lavoro per i giovani c’è, se hanno voglia, anche se purtroppo di giovani nessuno sembra abbia voglia di imparare. C’è una ragazzina qui in paese molto brava, spero che continui».
Il vicesindaco di Monzuno Ermanno Pavesi aggiunge: «Giorgio Quadri è motivo di orgoglio per il Comune di Monzuno e in generale per tutta la comunità, un autentico esempio per i giovani, sia per quanto concerne la sua professione che esercita da settant’anni, sia per quanto si è speso come volontario per il suo territorio, in tanti settori diversi: salute, sport, cultura»


