
Sul fronte della spesa solidale, l’iniziativa voluta dal Governo per distribuire risorse alle famiglie che a causa della quarantena non riescono letteralmente a mettere qualcosa in tavola, il Comune di Monzuno ha ricevuto 33.723,25 €.
L’amministrazione già ieri 7 aprile ha stampato i primi i buoni spesa da consegnare alle persone con maggiori difficoltà, individuate tramite il Servizio Sociale Professionale dell’Unione dei comuni dell’Appennino bolognese, secondo criteri che sono stati condivisi con gli altri comuni, per garantire che le risorse vadano a chi ha davvero bisogno in maniera equa.
L’assessora ai servizi sociali Monica Morini spiega che «Ieri abbiamo effettuato la consegna dei primi buoni alle persone aventi diritto, individuate dai servizi sociali dopo che avevano compilato i moduli messi a disposizione. Abbiamo realizzato i buoni internamente per fare più in fretta, con gli accorgimenti necessari per evitare contraffazioni». I buoni sono infatti firmati dal sindaco, plastificati e timbrati a secco. Hanno inoltre un codice univoco associato al nome del destinatario.
«Siamo riusciti ad attivarci velocemente per arrivare immediatamente alle famiglie o persone aventi diritto, grazie alla collaborazione con i responsabili degli uffici comunali, dei dipendenti e grazie al supporto delle assistenti sociali» aggiunge il primo cittadino Bruno Pasquini.
In effetti di fronte all’emergenza i cittadini avevano già fatto sentire la loro solidarietà nei confronti dei meno fortunati: grazie ai volontari della Protezione Civile, infatti, gli anziani e le famiglie più isolate già dai primi giorni di chiusura ricevevano la spesa a domicilio. Molti allora acquistavano più del necessario per lasciare che alcuni alimentari fossero distribuiti ai meno abbienti. Il 28 marzo c’era stata poi una vera e propria colletta alimentare.
Dopo questo avvio spontaneo il Comune ha coinvolto le attività commerciali affinché mettessero a disposizione un carrello, nel loro negozio, in cui si possono riporre alcuni generi di prima necessità acquistati. La cosiddetta “spesa sospesa” insomma, che i volontari poi distribuiscono alle famiglie in difficoltà o che saranno consegnate alla Caritas comunale.


