
Nelle mire del giudice Cosentino, non ci sono indagini su casi noti, scoop giudiziari o retroscena; al centro dello spettacolo sta la terminologia, che aggiunge potere al potere degli inquirenti. Accompagnato dalle note del pianoforte, Cosentino regala, in quasi due ore, tra un sorriso e un’amara riflessione, la singolare foto di un potere che è diritto, giustizia e termini tecnici: quel linguaggio artificioso, barocco, senza il quale l’autorità giudiziaria incuterebbe forse meno timore, ma il gioco è proprio quello di confondere. Cosentino è abile nel portare in scena un lavoro frutto dell’osservazione attenta in tanti anni di lavoro. Un monologo unico nel suo genere che ha girato ad oggi teatri, case circondariali e sedi di ordini professionali.
Tra citazioni di Shakespeare e Paolo Conte, Pirandello e De André, Alberto Sordi e Tennessee Williams, Platone e Ennio Flaiano, Collodi e Vittorio De Sica, e con l’ausilio di qualche breve spezzone cinematografico, in poco più di cento minuti Salvatore Cosentino prova a ricordare che la legalità non si fa solo con l’uso dei codici, ma anche con la diffusione della cultura, e con l’educazione al bello e all’arte. E il magistrato ricorda pure Don Milani, il parroco di Barbiana che sosteneva che “il padrone è tale non perché ha più soldi, ma più parole”
È un’iniziativa a cura della Biblioteca comunale “Edmondo Berselli”.
L’ingresso è gratuito. Info: 059.526176


