
I danni alle colture – informa Coldiretti Modena – si registrano su grano e mais, danneggiati soprattutto dai cinghiali, ma anche su frutta e uva saccheggiati dagli uccelli. Tutto questo senza contare le nutrie, che pur non essendo considerata fauna selvatica, ma solo animali dannosi, quest’anno hanno spopolato nelle campagne perché non è stato possibile controllarne il numero a causa di problemi burocratici.
Purtroppo – sottolinea Coldiretti Modena – questi danni gravano su un settore già pesantemente provato da avversità climatiche come siccità, grandinate violente, gelate tardive, ma anche da attacchi di specie dannose come la cimice asiatica che è in grado di rendere inutilizzabili intere partite di frutta senza che siano stati messi a punto efficaci strumenti di difesa.
La situazione sta diventando sempre più insostenibile nelle campagne, anche perché – spiega Coldiretti – nel 2016 è cambiata la normativa sulla prevenzione e sugli indennizzi che penalizza ancora di più chi vive del lavoro nei campi. Le nuove norme infatti prevedono che possano essere risarciti solo i danni derivanti da specie protette, mentre per le specie cacciabili sono previsti indennizzi in regime di “de minimis” (quindi irrisori) e non sono previsti fondi per la prevenzione. Si tratta di una normativa dell’Unione Europea che ritiene che per i danni da animali non protetti gli agricoltori siano risarciti dagli introiti della caccia. Peccato – commenta Coldiretti Modena – che tutto questo sia possibile in 25 Paesi europei, dove gli animali non sono di nessuno (“res nullius”) o sono di proprietà di chi coltiva il fondo. Negli altri due Paesi, Italia e Grecia, invece gli animali sono patrimonio indisponibile dello Stato, per cui chi coltiva la terra non può ricavare nessun reddito dalla caccia. In questo modo gli agricoltori e gli allevatori italiani sono becchi e bastonati perché con il frutto del loro lavoro nutrono gli animali selvatici che poi vengono cacciati e mangiati o venduti da altri. Le principali specie cacciabili per cui non è previsto nessun risarcimento sono: cinghiale, lepre, storno, fagiano, piccioni. Si tratta di una situazione estremamente negativa anche per l’ambiente e il territorio perché mette in crisi la biodiversità, creando una situazione di sofferenza per i piccoli animali e la flora. Il tutto aggravato quest’anno dalla situazione di siccità che non è stata dannosa solo per gli animali, ma molto di più lo è stato per gli agricoltori.
Con gli animali selvatici che stanno provocando danni insostenibili alle imprese agricole mettendo addirittura a rischio la vita dei cittadini nelle aree interne – sostiene Coldiretti Modena – serve responsabilità da parte di tutti. Non è più solo una questione di risarcimenti dei danni, ma è diventato – afferma Coldiretti – un fatto di sicurezza delle persone e della vita nelle campagne. Per chi opera nelle aree montane e svantaggiate non è solo è a rischio la possibilità di poter proseguire l’attività agricola ma anche di circolare sulle strade o nelle vicinanze dei centri abitati. Per questo occorre definire interventi adeguati a contenere la diffusione di questi animali e prevenirne i danni.


