
Il dato più interessante, però, è quello che si riferisce alla caratteristiche di questa occupazione: calano gli occupati a tempo indeterminato (-0,2%), mentre crescono in modo robusto quelli a tempo determinato (+4,2%), effetto evidente del calo degli incentivi alle nuove assunzioni a tempo indeterminato promosse dal ‘Jobs Act’ tra il 2015 e il 2016. Crescono le occupate (+0,5%), mentre calano gli uomini (-0,1%), calano apprendisti e operai (per entrambe le categorie è -0,4%), mentre crescono di 1,2 punti percentuali gli impiegati. Dato, quest’ultimo, legato con ogni probabilità a una esigenza di qualifiche tecniche più elevate per le aree amministrazione, marketing e per tecnici specializzati addetti alla produzione.
L’artigianato tiene meglio della media del campione, con un piccolo balzo dello 0,4% di occupati.
Venendo ai vari settori produttivi, l’apprezzamento maggiore viene dal sociale (+2,2%), un dato che è in crescita da un anno e mezzo e che riguarda in particolare servizi alla persona e welfare; crescono poi commercio (1,7%), turismo (1,2%), chimica (1,8%), gomma/plastica (1,9%) e, dato importante per l’impatto sul territorio, la meccanica, che sale dell’1,1%. Restano invariati due settori significativi come autotrasporto e legno/arredo. In calo moderato la moda (0,2%), scende ancora l’edilizia (-0,8%) a dimostrazione del fatto che questo comparto così determinante per l’economia continua a soffrire. Segno meno più sostenuto per ceramica e imprese di pulizie (-2%), -2,2% per la panificazione, -1,6% per la grafica e -4,2% per l’alimentazione. Crolla (-10,6%) la cartotecnica.


