
Produzione integrata significa che nel corso dei processi produttivi agricoli si cerca di usare tecniche meno impattanti, in particolare si cerca di limitare l’uso della chimica allo stretto necessario, ma non è tutto, perché le indicazioni riguardano concimazioni, irrigazione per risparmiare acqua, difesa, diserbo. Con l’attuale politica agricola comunitaria Pac, la produzione integrata è divenuta un obbligo, che significa che gli agricoltori devono essere dotati di una serie di strumenti, soprattutto informativi, su come si fa a contenere appunto gli impatti sull’ambiente. Nella nostra regione, che è stata la prima in Europa ad introdurre e sviluppare – fin dagli anni 70 – dapprima la “lotta guidata”, quindi la “lotta integrata”, c’è ora anche la possibilità di aderire (il termine è il 22 febbraio prossimo) ai disciplinari di produzione integrata. Questo comporta l’obbligo di attuare la produzione secondo norme dettate dalla Regione, appunto i disciplinari che riguardano ben 94 diversi prodotti agricoli. L’adesione – che deve essere per un quinquennio – consente di accedere ad un contributo o rimborso di alcune centinaia di euro: per la viticoltura, particolarmente diffusa nella nostra provincia e tema su cui si sono incentrati gli esempi fatti nel corso dell’incontro, si parte da 450 euro, fino ad un massimo di 750 con l’assunzione di impegni ulteriori.
Lo sforzo di CIA di divulgare e chiarire i termini di applicazione della produzione integrata volontaria è stato apprezzato dagli agricoltori presenti, restano perplessità rispetto al gravame burocratico che questo comporta.


