C’è un Appennino che prova a ripartire dal lavoro, dalle imprese e dalla capacità di costruire nuove opportunità per giovani e famiglie. E lo fa mettendo insieme istituzioni, aziende, sindacati e territorio in una giornata che guarda al futuro per rilanciare un territorio dalle grandi potenzialità.

È questo il messaggio emerso oggi dal convegno «Appennino prossimo. Il futuro di un territorio tra sviluppo e valori» tenutosi a Vergato e culminato nel career day organizzato da CNA e Insieme per il Lavoro: 17 aziende coinvolte, 124 persone candidate e 231 colloqui programmati nel corso del pomeriggio.

Numeri che raccontano un territorio che continua a cercare occupazione, ma anche imprese che, nonostante gli anni difficili attraversati dall’Appennino, vogliono investire, crescere e assumere. “Le aziende cercano personale stabile e qualificato. – ha spiegato il Direttore Generale di CNA Bologna Claudio Pazzaglia – Non lavoratori usa e getta, ma persone da formare e far crescere dentro le imprese. Oggi pomeriggio passiamo dall’orientamento a qualcosa di concreto: 17 imprese del territorio incontrano persone che cercano lavoro. Questo significa dare fiducia alle imprese e al territorio”. Pazzaglia ha ribadito come la vera sfida sia rendere l’Appennino attrattivo: “Servono infrastrutture, trasporti, connessioni digitali e servizi. Se vogliamo che le imprese restino e che i giovani scelgano di vivere qui dobbiamo investire sulla qualità della vita e sulle connessioni materiali e digitali”.

Il tema del lavoro è stato il filo conduttore dell’intera giornata. Negli ultimi anni l’Appennino ha attraversato crisi industriali profonde, soprattutto nella manifattura e nella meccanica. Dal 2014 al 2026 i tavoli di salvaguardia della Città metropolitana hanno seguito quasi 50 aziende e circa 4mila lavoratori coinvolti in processi di crisi, ristrutturazione o trasformazione produttiva. “Le crisi hanno colpito soprattutto la manifattura e la meccanica – ha spiegato Giovanna Trombetti, direttrice dell’Area sviluppo economico della Città metropolitana – ma questo territorio ha dimostrato una straordinaria capacità di trasformazione e rigenerazione”.

Trombetti ha ricordato il lavoro svolto in questi anni attraverso il tavolo metropolitano di salvaguardia, un sistema costruito insieme a Regione, sindaci, organizzazioni sindacali e associazioni imprenditoriali per salvaguardare imprese e occupazione. “L’Appennino – ha aggiunto – non deve essere pensato come un territorio fragile, ma come un territorio con potenzialità da sostenere attraverso sviluppo economico, innovazione e lavoro”.

Tra i casi citati durante il confronto anche quello della ex cartiera di Lama di Reno, oggi al centro di un percorso di rigenerazione urbana e produttiva. Un esempio concreto che racconta i segnali di vitalità che oggi interessano l’Appennino, dove operano circa 4.500 imprese attive, di cui oltre 700 giovanili, mentre cresce la necessità di attrarre nuove competenze e nuovi residenti.

Proprio su questo si concentra il lavoro portato avanti dalla Città metropolitana attraverso Bologna Innovation Square Appennino e lo sportello “Vivere e lavorare in Appennino” nato per accompagnare chi sceglie di trasferirsi, investire o avviare un’attività sul territorio.

“L’Appennino non può diventare un dormitorio. – ha detto la Sindaca di Marzabotto e delegata metropolitana per le politiche per l’Appennino Valentina Cuppi – Il lavoro è il cuore della nostra azione. Per questo abbiamo attivato sportelli dedicati alle imprese, alla transizione green, alle startup e a chi sceglie di vivere e lavorare qui”.

Cuppi ha sottolineato anche il valore della collaborazione tra istituzioni e territorio: “Stiamo lavorando perché l’Appennino venga sempre più valorizzato come sistema integrato. Certo, esistono fragilità e problemi legati al dissesto idrogeologico, alla mobilità e ai servizi, ma siamo un territorio pieno di ricchezze e opportunità”. Ampio spazio è stato dedicato proprio al tema delle infrastrutture e dei collegamenti: imprese e sindacati hanno chiesto di accelerare il raddoppio della Porrettana, migliorare la linea ferroviaria Bologna-Porretta e rafforzare le connessioni digitali.

Dal fronte sindacale è arrivato un richiamo forte alla difesa della manifattura, considerata centrale per garantire occupazione stabile e redistribuzione economica. “Se perdiamo la manifattura perdiamo lavoro stabile, competenze e valore aggiunto”, è stato ribadito durante gli interventi.

Il Sindaco metropolitano Matteo Lepore ha inserito il futuro dell’Appennino dentro il Piano Strategico Bologna 2050, indicando due grandi sfide: quella demografica e quella climatica. “Per invertire il declino demografico servono investimenti, servizi e opportunità di lavoro – ha dichiarato. – Abbiamo bisogno di giovani che scelgano di vivere, studiare, lavorare e investire in questo territorio”. Lepore ha sottolineato anche il peso crescente del cambiamento climatico sull’Appennino: “Le frane, il dissesto idrogeologico e gli eventi estremi stanno cambiando il territorio. Dobbiamo convincere chi governa il Paese a investire davvero sulle aree montane e sull’adattamento climatico”.

Molto netto anche l’intervento dell’Assessore regionale Giovanni Paglia, che ha invitato a contrastare la concentrazione degli investimenti soltanto nelle aree già forti. “La politica deve creare le condizioni perché sviluppo e lavoro arrivino anche nei territori montani – ha detto. – Le politiche giovanili, quelle per il lavoro e quelle per l’attrattività sono la stessa cosa”.

Paglia ha inoltre rilanciato il tema delle politiche abitative e della qualità della vita come fattori decisivi per attirare nuove persone in Appennino: “Oggi i giovani scelgono dove vivere guardando servizi, opportunità e qualità del territorio: su questo dobbiamo investire”.

Nel dibattito è emersa anche la necessità di investire sul turismo sostenibile, sulla ricettività moderna e sull’agricoltura di montagna, considerata un presidio fondamentale contro il dissesto idrogeologico.

A chiudere i lavori è stato il Presidente dell’Assemblea legislativa regionale Maurizio Fabbri, che ha invitato il territorio a guardare avanti senza nostalgia. “L’Appennino non deve vivere nel rimpianto del passato – ha dichiarato – ma valorizzare la propria capacità di trasformarsi e innovare. Qui c’è un capitale sociale forte, fatto di imprese, amministratori, associazioni e cittadini che continuano a credere nel territorio”.

La giornata di Vergato ha messo al centro una sfida condivisa: trasformare il lavoro in uno strumento per trattenere giovani, creare nuove opportunità e costruire il futuro dell’Appennino bolognese.

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