Era il 1026 quando il vescovo di Modena elevava a parrocchia la piccola chiesa che si trovava all’interno del castello di Fiorano. Ieri, domenica 3 maggio 2026, come primo momento delle iniziative organizzate per celebrare il suo millennio di vita, si è svolto nel Salone del Pellegrino della Basilica della Beata Vergine del Castello, un incontro che ha ripercorso alcuni capitoli di questo lungo cammino attraverso i documenti dell’archivio parrocchiale, riordinato e aggiornato dalla dott.ssa Gianna Dotti Messori grazie al finanziamento del “Comitato ricordo don Eligio Silvestri”. Oltre agli interventi è stata allestita una esposizione di alcuni dei documenti conservati nell’archivio oltre ad un prezioso Antifonario del XVIII secolo, il cui restauro è stato finanziato e realizzato dall’Archivio Diocesano di Modena.

Dopo i saluti del sindaco Marco Biagini e l’illustrazione del restauratore su come si è operato per il restauro dell’Antifonario e dopo un primo intervento del giornalista Alberto Venturi che ha sintetizzato l’impegno della comunità in quarant’anni per la tutela e la valorizzazione degli archivi comunale e delle parrocchie di Fiorano, Spezzano e Nirano, la storico-archivistica Gianna Dotti Messori è intervenuta su “Archivio, comunità e istituzione ecclesiale nel millenario dell’elevazione a parrocchia della chiesa fioranese”, un viaggio attraverso i documenti dell’archivio esposti per l’occasione.

La conclusione è stata affidata al parroco Don Roberto Montecchi ed è stato poi possibile visionare i documenti esposti e il successo di pubblico è stato confermato dall’interesse e dalla curiosità di fronte ai documenti che partivano da un frammento di pergamena del XII secolo, comprendevano i primi registri del XVI secolo e arrivavano fino agli anni Trenta del ventesimo secolo con il progetto dell’arretramento dell’Immagine Miracolosa nel santuario per consentire ai pellegrini di salire fin davanti al dipinto.

Infatti l’archivio parrocchiale di Fiorano, proprio perché comprende anche le carte relative al Santuario “conferisce alla sua struttura – spiega Gianna Dotti Messori – una fisionomia del tutto singolare e lo rende, come ebbe a sostenere Carlo Malmusi nella prefazione alle sue ‘Notizie istoriche Fioranesi’ del 1823, uno dei più ragguardevoli fra gli archivi parrocchiali della Diocesi di Modena”.

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