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Un episodio di presunta ritorsione che avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia, evitata solo grazie al pronto intervento dei soccorsi. È quanto accaduto nella tarda serata del 23 aprile, a Castelnovo Monti, dove un incendio doloso scoppiato in un appartamento rischiava di propagarsi all’intero edificio, mettendo in grave pericolo gli altri residenti. La rapidità dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco è risultata decisiva per scongiurare il peggio.

A seguito dell’accaduto, i carabinieri della locale stazione hanno denunciato alla Procura di Reggio Emilia un cittadino di origine marocchina, 33 anni, residente a Grosseto ma domiciliato proprio a Castelnovo Monti. L’uomo è accusato di danneggiamento aggravato seguito da incendio.

L’allarme è scattato intorno alle 22:30, quando alcune fiamme sono state notate sul terrazzino verandato di un appartamento situato al secondo piano. Giunti rapidamente sul posto, i militari hanno forzato la porta blindata dell’abitazione, trovata chiusa con più mandate, consentendo così ai Vigili del Fuoco di domare le fiamme. Gli accertamenti successivi hanno rivelato che il rogo aveva interessato non solo la veranda ma anche la porta d’ingresso dell’abitazione, nei pressi della quale è stata trovata una latta metallica carbonizzata, utilizzata presumibilmente come innesco. Le indagini preliminari hanno ricondotto l’episodio a una grave crisi familiare tra lindagato e il fratello maggiore, titolare del contratto di locazione. I rapporti tra i due, logorati da frequenti dissidi di natura economica, si erano deteriorati al punto che il fratello maggiore aveva deciso di trasferirsi altrove e di chiudere l’appartamento, sospendendo ogni forma di ospitalità nei confronti del trentatreenne.

Quest’ultimo, ritrovandosi impossibilitato a entrare nellabitazione la sera del 23 aprile a causa della serratura modificata, avrebbe reagito con rabbia, generando l’incendio come atto di ritorsione. Nel corso delle indagini, i Carabinieri hanno raccolto diversi indizi a carico dell’indagato. Tra questi, tracce di intonaco bianco sul suo giubbotto, compatibili con il contatto con il muro del lucernario utilizzato per accedere al tetto e al terrazzino. Testimonianze e altre evidenze hanno inoltre confermato il suo rancore e la frustrazione per non essere riuscito a entrare nell’appartamento con la consueta tessera magnetica.

Luomo è stato rintracciato allalba del 24 aprile nel garage della stessa palazzina, dove aveva trovato rifugio dopo l’incendio. Gli indumenti che indossava al momento sono stati posti sotto sequestro e saranno sottoposti a ulteriori analisi da parte del R.I.S. di Parma per rilevare eventuali tracce di acceleranti utilizzati per appiccare il fuoco. Alla luce degli elementi raccolti e delle responsabilità presuntive emerse, il trentatreenne è stato formalmente denunciato alla Procura di Reggio Emilia per i reati contestati.

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