Amilcare Bolzoni e Guglielmo Venturini: è a loro che sono dedicate le prime due pietre d’inciampo posate, questa mattina, a Sassuolo nell’ambito delle celebrazioni per l’81° anniversario della Liberazione.

Le pietre d’inciampo, meglio note come Stolpersteine, nascono con il tedesco Gunter Demnig per ricordare le vittime delle deportazioni nei campi del Terzo Reich; il progetto ha avuto inizio nel 1992, e consta nell’apporre, davanti all’ingresso delle abitazioni delle vittime/deportati, blocchi in pietra ricoperti da una piastra di ottone.

“La nostra città – commenta il Sindaco di Sassuolo Matteo Mesini – ha posato le sue prime pietre d’inciampo in memoria di due concittadini, Guglielmo Venturini e Amilcare Bolzoni, morti in prigionia. Abbiamo voluto ritrovarci davanti alle loro abitazioni, insieme ai familiari e a tanti studenti: perché ricordare non è solo un gesto simbolico, ma un modo per dare ancora voce alle loro storie e non dimenticarle.”

Un gesto semplice ma profondamente significativo, che restituisce un nome, una storia e una dignità alle vittime della deportazione nazifascista. Piccoli segni nel tessuto quotidiano della città che invitano a fermarsi, ricordare e riflettere.

Amilcare Bolzoni nasce a Sassuolo il 16 novembre 1916, figlio di Alberto e Ida Giuliani.

Nel dicembre del 1940 sbarca a Durazzo per prendere parte ai combattimenti del fronte greco-albanese ma la permanenza risulta assai breve poichè già nel febbraio ‘41 si trova ospedalizzato a Valona e viene rimpatriato per motivi di salute. Dopo un temporaneo congedo, è nuovamente chiamato alle armi, con il 23° Reggimento Fanteria, nel luglio 1942. Con questa unità, peraltro al comando del Col. Fulvio Ciancabilla, eroe modenese della Grande Guerra, fu chiamato ad operare in territorio Jugoslavo. In seguito alla dichiarazione d’Armistizio tutto il reggimento viene catturato dalle forze armate tedesche. Amilcare segue la sorte di altri 650.000 connazionali e diviene Internato Militare. Da questa prigionia non tornerà mai più.

Guglielmo Venturini nasce a Sassuolo il 14 gennaio 1923, figlio di Giovanni e Norina Incerti. La sua classe di leva è una delle ultime ad essere richiamate. Guglielmo viene chiamato a servire con la Guardia alla Frontiera, XXVI Settore di Copertura, nel reparto Arditi, al comando del Ten. Francesco La Scala. La Guardia alla Frontiera era un corpo del Regio Esercito che aveva la funzione di presidiare le fortificazioni confinarie. In questo caso, nell’odierna Slovenia, a Villa del Nevoso (oggi Bisterza). In questa località fu catturato, a seguito dell’Armistizio. Con il numero di matricola 65551 viene rinchiuso in Germania negli Stalag VI / C / D / J. Ammalatosi gravemente di tubercolosi, spira tra le braccia dell’amico Bertoli Alete il 21 giugno 1944. Solo pochi giorni prima aveva, per l’ennesima volta, con poche righe, rassicurato papà Giovanni e mamma Norma delle sue buone condizioni di salute.

Alla cerimonia, oltre ai famigliari dei due Internati Militari, hanno preso parte anche Luigi Zironi, sindaco di Maranello in rappresentanza della Provincia di Modena, membri della Giunta Comunale e del Consiglio, il partigiano Dante Corti e gli studenti dell’Istituto Volta che hanno preso parte al “Viaggio della Memoria”, due classi dell’Istituto Formiggini, che hanno attivamente contribuito alla ricerca storica ed una classe terza delle medie Leonardo da Vinci.

“Abbiamo iniziato un percorso di memoria attiva – ha concluso l’Assessore Federico Ferrari – che vedrà la nostra città accogliere simboli tangibili di un ricordo che non può e non deve sbiadire: con l’inaugurazione delle prime due pietre d’inciampo, Sassuolo rende omaggio ai suoi cittadini deportati, trasformando il selciato urbano in un monito costante contro l’indifferenza”.

 

 

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