“E’ una vergogna inaccettabile, un furto alla Totò e Peppino quello che stanno subendo agli autisti di Seta: invece di riconoscere il sacrificio di chi ogni giorno tiene in piedi il trasporto pubblico, l’azienda sceglie di punire chi guida applicando un meccanismo ingiusto e umiliante. Di giorno hai la vita rovinata dagli straordinari impossibili, di notte ti portano via quasi la metà del premio di risultato anche con 1 euro di danno a causa di un incidente. Questa è una tassa sulla stanchezza”.
È durissimo l’intervento di Gaetano Capozza, leader di Fit-Cisl Reggio Emilia, sul nuovo sistema che regola il premio di risultato per i circa 180 autisti reggiani e per i loro colleghi di Piacenza e Modena. Sistema proposto il 12 febbraio e che Seta ha fatto scattare dal 1 aprile.
COSA SUCCEDE
Basta un solo incidente commesso dall’autista, indipendentemente dall’entità del danno, per perdere il 40% del premio di risultato, pari a circa 800 euro di media ogni anno. Prima erano previsti criteri di tutela: finché si restava entro due parametri precisi – massimo due incidenti annui e valore complessivo dei sinistri non superiore a 2.500 euro – il premio non veniva toccato; in caso di superamento di uno dei due limiti, la decurtazione si fermava al 20%.
Per la Fit-Cisl siamo davanti a una scelta gravissima, che peggiora le condizioni previste in passato e scarica sui lavoratori il peso di un’organizzazione al limite e di una viabilità che non funziona, con carreggiate strette e rotonde nelle quali un bus da 12 metri è come un ufo.
“Hanno trasformato uno strumento che dovrebbe valorizzare il lavoro in una clava contro gli autisti – attacca Capozza –. Questo è uno schiaffo in faccia a chi ogni giorno sale su un mezzo con addosso una responsabilità enorme: portare persone al lavoro e a scuola garantendo un servizio alla comunità. E’ sufficiente che uno dei tanti rami non potati a bordo strada graffi l’autobus o rompa uno specchietto e l’autista avrà perso 320 euro”.
UNA TASSA SULLA STANCHEZZA
Nel 2025 ogni autista è stato al volante per una media di 190 ore di straordinario: una cifra mostruosa. E mentre il personale è sempre più stanco, schiacciato da turni lunghi e carichi di lavoro insostenibili, Seta decide di colpire economicamente proprio chi è più esposto. “Questa è una tassa aziendale sulla stanchezza del personale spremuto come un limone e ora trattato come un ferro vecchio. Chi rappresenta le istituzioni non può tacere. I Comuni reggiani e la Provincia, soci di Seta, hanno il dovere di intervenire e chiedere il ritiro di questo meccanismo vergognoso”, osserva Capozza.
A pagare saranno tutti: i lavoratori più esperti, ma anche i giovani usciti dall’Academy, con una patente appena presa e la necessità di conoscere la viabilità e fare esperienza.
“E’ sano e giusto che un’azienda cerchi di ridurre il numero di incidenti usando la leva del premio, ma non così. Non si costruisce sicurezza con la paura, non si migliora il servizio punendo chi guida – commenta il sindacalista Fit Cisl –. Seta ha portato la dignità del lavoro all’età della pietra: così si alimentano stress e fuga da questa azienda che ha già dovuto strapagare dei gettonisti dal Sud Italia per riuscire a fare tutte le corse”.
IL REFERENDUM
Fit Cisl annuncia battaglia sindacale e legale: l’azienda riceverà a breve una diffida dagli avvocati del sindacato. E il 21 aprile si terrà un referendum consultivo aperto a tutti gli autisti, di tutte le organizzazioni sindacali, dalle 6 alle 21.30, con seggi a Reggio Emilia, Piacenza e Modena. “Sarà un momento di verità e di dignità. Noi saremo dalla parte degli autisti, senza ambiguità, perché difendere loro significa difendere il trasporto pubblico e i cittadini”.


