C’è una regione che si racconta attraverso i suoi vini, i territori e il lavoro quotidiano di migliaia di imprese. Un sistema fatto di tradizione e innovazione, grandi numeri e percorsi di qualità, che torna a Vinitaly, la principale manifestazione internazionale dedicata al settore vitivinicolo, in programma a Verona dal 12 al 15 aprile, da protagonista.

È l’Emilia-Romagna, che si presenta all’edizione 2026 con un comparto strutturato e in crescita, capace di tenere insieme produzione, promozione e identità territoriale, e che trova nel vino una delle sue principali espressioni economiche e produttive. Il settore vitivinicolo regionale conta oltre 14mila imprese, una superficie vitata che supera i 52mila ettari, collocando l’Emilia-Romagna al quinto posto in Italia, e una produzione che, con la vendemmia 2025, ha raggiunto circa 5,37 milioni di ettolitri.

A questi dati si affianca una presenza consolidata sui mercati esteri: nel 2025 l’export del vino regionale ha raggiunto i 433 milioni di euro, confermando la capacità del sistema di mantenere una posizione stabile e riconoscibile a livello internazionale, sostenuta sia dalle grandi realtà cooperative sia da una rete sempre più ampia di cantine orientate alla valorizzazione delle denominazioni e alla costruzione di un’identità produttiva riconoscibile.

Il comparto vitivinicolo si inserisce in una filiera agroalimentare che vede l’Emilia-Romagna prima regione in Europa per prodotti Dop e Igp, con 45 denominazioni e una Dop Economy da 3,9 miliardi di euro, dove il legame tra vino, produzioni certificate e territori è uno dei fattori più rilevanti per l’attrattività e la presenza sui mercati.

A Verona l’Emilia-Romagna è presente con un padiglione completamente rinnovato, grazie al lavoro di Enoteca regionale Emilia-Romagna in collaborazione con la Regione e Apt Servizi, che ospita 90 espositori – in aumento del 13% rispetto allo scorso anno – all’interno di uno spazio progettato per valorizzare l’intera filiera e favorire l’incontro tra imprese, operatori e mercati. Tante le iniziative in programma, tra cui 16 masterclass dedicate ai vini dell’Emilia-Romagna, incontri, degustazioni e momenti di approfondimento dedicati alle principali denominazioni e ai vitigni del territorio, con un’attenzione particolare al rapporto tra vino, prodotti certificati e sistemi territoriali.

Cuore del padiglione, il ristorante firmato dallo chef Carlo Cracco, costruito a partire dalle produzioni Dop e Igp regionali: uno spazio che mette in relazione diretta vino, cucina e prodotti certificati, rafforzando il racconto unitario della Food Valley.

A inaugurare il Padiglione Emilia-Romagna, domenica 12 aprile, il presidente della Regione, Michele de Pascale, la sottosegretaria alla Presidenza, Manuela Rontini, l’assessore all’Agricoltura, Alessio Mammi, l’assessora al Turismo, Roberta Frisoni, gli chef stellati, Carlo Cracco e Massimo Bottura, e la madrina, Simona Ventura. Presenti anche Davide Frascari, presidente dell’Enoteca Regionale Emilia-Romagna; Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano; Andrea Segrè, presidente di Casa Artusi; Maddalena Fossati, una delle promotrici della Cucina italiana patrimonio Unesco. Sempre domenica si svolgerà la cerimonia dei Benemeriti della vitivinicoltura italiana, con il conferimento del Premio Angelo Betti.

“Anche quest’anno l’Emilia-Romagna si presenta a Vinitaly con una filiera unita e riconoscibile, capace di esprimere qualità, identità e presenza sui mercati- afferma l’assessore Mammi-. Il vino è uno dei pilastri della nostra economia agricola e uno degli elementi che meglio raccontano i territori: tiene insieme lavoro, imprese e comunità, e rappresenta una componente decisiva della competitività del sistema regionale. Il contesto internazionale sta cambiando in modo rapido ed è segnato anche dalle tensioni geopolitiche e dai conflitti in corso, che stanno incidendo sull’economia globale, sugli scambi e sulla stabilità dei mercati. In parallelo, i consumi si orientano sempre più verso prodotti riconoscibili, cresce il peso della qualità e della sostenibilità e si rafforza la competizione tra territori e tra sistemi produttivi. Dentro questo scenario, la priorità è accompagnare le imprese vitivinicole nella promozione, nel rafforzamento dei mercati internazionali, valorizzando denominazioni, identità produttive e legame con i territori, garantendo condizioni che permettano alle aziende di continuare a investire e sostenere la propria presenza sul mercato”.

“È in questo quadro- prosegue Mammi– che si inserisce l’impegno della Regione per il settore: oltre 26 milioni di euro nel 2026 attraverso l’Ocm vino, di cui 12,5 milioni per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti e 6 milioni per gli investimenti delle imprese, insieme a ulteriori misure per la promozione sui mercati esteri e la sostenibilità; 25 milioni di euro nel biennio 2025-2026 per la promozione dei prodotti a indicazione geografica, cibo e vino; 500mila euro per il periodo 2026-2027 dedicati alle Strade dei Vini e dei Sapori; quasi 50 milioni di euro per le aziende agricole delle aree montane e con svantaggi naturali. È una scelta chiara: sostenere competitività, qualità e capacità di crescita del comparto”.

Il settore vitivinicolo in Emilia-Romagna

Con una superficie vitata di oltre 52.500 ettari e più di 14mila imprese, l’Emilia-Romagna si conferma tra le principali regioni vitivinicole italianequinta per estensione a livello nazionale. La vendemmia 2025 ha portato in cantina quasi 8 milioni di quintali di uva, per una produzione complessiva di circa 5,37 milioni di ettolitri di vino, a conferma di una filiera ampia e strutturata che attraversa l’intero territorio, dai colli piacentini alla Romagna. Un sistema che tiene insieme grandi realtà cooperative, capaci di sostenere volumi importanti e una presenza consolidata sui mercati, e una rete crescente di cantine orientate alla qualità, alla sperimentazione e alla valorizzazione delle denominazioni.

Accanto alla dimensione produttiva, si rafforza il percorso verso la sostenibilità: negli ultimi anni sono aumentate in modo significativo le superfici coltivate a biologico, passate da circa 4.600 ettari nel 2018 a oltre 5.800 nel 2025 (+24,6%), insieme alla crescita della produzione integrata, che ha raggiunto 7.800 ettari. Un’evoluzione che si affianca alla ricchezza del patrimonio varietale regionale, con il Trebbiano romagnolo vitigno più diffuso (circa il 29% delle superfici), seguito da SangioveseLambrusco nelle sue diverse espressioni e da una gamma ampia di varietà che contribuiscono a definire un’identità enologica diversificata e sempre più orientata alla qualità.

Il comparto vitivinicolo si inserisce in un sistema agroalimentare che vede l’Emilia-Romagna confermarsi Food Valley d’Italia, con 45 prodotti Dop e Igp e una Dop Economy che vale 3,9 miliardi di euro, in cui il vino rappresenta una componente centrale sia sul piano economico sia come elemento di attrattività territoriale, sempre più integrato con il turismo enogastronomico e con le politiche di valorizzazione dei territori.

I vigneti eroici e storici

In Emilia-Romagna i vigneti eroici (collocati in aree geografiche particolarmente impervie, dove la meccanizzazione è quasi impossibile) e storici rappresentano un patrimonio rilevante del paesaggio rurale e della memoria agricola, con un ruolo nella tutela della biodiversità e nella conservazione dei saperi tradizionali. Secondo lo Schedario vitivinicolo regionale, si contano 24 vigneti eroici in provincia di Piacenza e 5 vigneti storici, per complessivi 0,15 ettari, tra le province di Parma e Bologna.

A questi si aggiunge il caso di Modigliana, nell’Appennino romagnolo, territorio a storica vocazione vitivinicola dove la coltivazione della vite ha assunto nel tempo anche una funzione di presidio territoriale e contrasto allo spopolamento. Qui altitudine, bosco, marne (rocce sedimentarie composte da argilla e il carbonato di calcio) e arenarie contribuiscono a definire un modello produttivo orientato alla qualità e alla riconoscibilità.

Pur con una diffusione numericamente limitata, questi vigneti assumono un valore simbolico e strategico: rappresentano la continuità tra tradizione e innovazione, contribuiscono alla salvaguardia della biodiversità agraria e rafforzano l’identità territoriale, in cui qualità delle produzioni e qualità del paesaggio si intrecciano.

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