
«Assistiamo con crescente preoccupazione a un aumento delle richieste di prestazioni sanitarie inappropriate, che spesso diventano il detonatore di episodi di violenza – prosegue –. Il Pronto soccorso non può sopperire alle carenze dell’assistenza sociale, né i professionisti sanitari possono essere esposti a situazioni che esulano dalla loro funzione, mettendo a rischio la propria incolumità. Queste dinamiche, inoltre, contribuiscono al sovraffollamento delle sale d’attesa, con rilevanti ripercussioni sul piano organizzativo ed economico».
«Esprimiamo piena solidarietà al collega aggredito, consapevoli di quanto tali episodi siano difficili da affrontare, sia sul piano umano che legale. Troppo spesso, infatti, alla solidarietà formale non corrisponde un adeguato supporto concreto da parte delle aziende sanitarie».
«Non sorprende, quindi, che sempre più operatori scelgano di lasciare la sanità pubblica: in assenza di interventi efficaci a tutela di chi ogni giorno garantisce la salute dei cittadini, l’abbandono degli ospedali rischia di diventare l’unica reale forma di difesa», conclude Gaspari Pellei.


