
Così il presidente della Regione, Michele de Pascale, concludendo oggi l’incontro del Patto per il Lavoro e per il Clima convocato in Regione per analizzare l’impatto socioeconomico dei conflitti in corso in Medio Oriente e condividere con i firmatari le iniziative da assumere. Accanto a lui il vicepresidente Vincenzo Colla, che ha presentato in apertura i dati dell’export dell’Emilia-Romagna e il raffronto tra i dati economici previsionali elaborati a fine 2025 e quelli alla luce dell’instabilità geopolitica a livello internazionale.
“Abbiamo ritenuto necessario convocare il tavolo del Patto per confrontarci sulla situazione attuale perché in un momento geopolitico inedito quale quello attuale, dobbiamo essere pronti a cambiamenti inediti- afferma Colla-. Il 2025 era stato chiuso con uno scenario molto positivo per le esportazioni dell’Emilia-Romagna, che è risultata la prima regione italiana per saldo commerciale con l’estero, pari a 33,2 miliardi di euro. Ora il conflitto nel Golfo ci fa rientrare nella crisi, il costo dell’energia trascina i prezzi delle materie prime e della logistica e in questo scenario, come sempre in occasione di eventi storici di forte instabilità, aumenta l’incertezza”.
Dopo gli impatti sull’economia del conflitto russo-ucraino, che per quanto riguarda gli scambi commerciali con Russia e Ucraina ha visto un crollo nel 2022 (-42,7% rispetto al 2021) e una leggera ripresa negli anni successivi restando comunque inferiori al periodo pre-bellico (-23,6%), dai dati risulta che l’escalation del conflitto nel Golfo Persico rappresenta un fattore di rischio significativo per la stabilità del commercio internazionale, in particolare per i flussi energetici globali. Un nodo centrale di questa vulnerabilità è rappresentato dallo Stretto di Hormuz, uno dei principali corridoi marittimi per il trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto (Gnl). Secondo le stime presentate, circa 14,3 milioni di barili al giorno di petrolio e condensati transitano attraverso lo stretto, pari a una quota molto rilevante del commercio marittimo mondiale di greggio. La gran parte di questi flussi è diretta verso i mercati asiatici: oltre l’83% del petrolio esportato attraverso Hormuz è destinato all’Asia, mentre l’Europa assorbe una quota più contenuta, pari a circa 0,7 milioni di barili al giorno (5% del totale).
Una struttura simile caratterizza anche i flussi di gas naturale liquefatto. Nel 2024 circa 115,5 milioni di tonnellate di Gnl sono transitati attraverso lo Stretto di Hormuz, e anche in questo caso oltre l’80% delle esportazioni è diretto verso l’Asia. L’Europa assorbe circa 14,6 milioni di tonnellate (12,6%), mentre l’Italia importa circa 6,6 milioni di tonnellate di Gnl attraverso questo corridoio, pari a circa il 5,8% del totale dei flussi. Il quadro risulta più critico, nel caso italiano per quanto riguarda le importazioni dal Qatar, oltre il 36%, il cui export dipende quasi interamente dal passaggio nello Stretto.
“Quello di oggi vuole essere un Patto di confronto- aggiunge il presidente de Pascale-. Alla luce di questo scenario nelle prossime settimane porteremo al tavolo con il Governo la posizione dell’Emilia-Romagna perché pensiamo che il Paese non sia stato all’altezza di programmare interventi significativi dopo l’emergenza della guerra in Ucraina: l’Italia ha reagito nella fase di emergenza, poi il tema è stato derubricato e ora siamo in una nuova emergenza. Anche per questo dobbiamo pensare a un aggiornamento del Patto e provare a guardare a nuovi mercati, come Mercosur e India. È necessario che tutte e tutti insieme elaboriamo una grande operazione di sistema per aprire nuove strade alle imprese emiliano-romagnole sui mercati internazionali”.


