Nel 2025 le esportazioni di beni delle imprese emiliano-romagnole hanno superato gli 84 miliardi, raggiungendo la cifra di 84,3 miliardi di euro (pari al 13,1% dell’export nazionale). Il dato, inserito nel report “Il commercio estero di beni dell’Emilia-Romagna” elaborato da Art-ER, società consortile dell’Emilia-Romagna, conferma il ruolo dell’Emilia-Romagna come uno dei principali motori dell’internazionalizzazione del sistema produttivo italiano, collocandola al secondo posto tra le regioni esportatrici dopo la Lombardia (che vale il 26% dell’export nazionale) e prima di Veneto (12,4%) e Toscana (11,9%). Oltre un euro su otto delle vendite estere complessive dell’Italia, guardando ai dati, è generato da imprese localizzate in Emilia-Romagna, a testimonianza della forte proiezione internazionale del sistema manifatturiero regionale.

Andando nel dettaglio del report, elaborato sulla base di dati Istat, rispetto al 2024 le vendite estere regionali sono cresciute di circa 1,1 miliardi di euro (+1,3%), un dato positivo anche se inferiore alla media nazionale (+3,3%).

L’Emilia-Romagna risulta la prima regione su scala nazionale per valore del saldo commerciale con l’estero, pari a 33,2 miliardi di euro (al netto dei flussi non regionalizzati) oltre che seconda regione per export pro-capite, con 18.883 euro per residente (la media nazionale è 10.911 euro).

“I dati del 2025 confermano la capacità di competitività e resilienza del nostro sistema produttivo in un contesto globale complesso- affermano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e il vicepresidente con delega allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla-. Il primato nazionale nel saldo commerciale e la crescita in settori chiave come l’agroalimentare e la farmaceutica dimostrano che l’integrazione tra innovazione, ricerca e saper fare delle nostre imprese è la strada giusta. Le relazioni a sistema con le nostre Università e la Rete alta tecnologia, insieme al costante investimento sulle competenze, fanno sì che la nostra regione continui a correre, trainata da comparti di eccellenza, nonostante il rallentamento di alcuni mercati extra-Ue e le incertezze geopolitiche nel Medio Oriente. Il compito che abbiamo davanti è continuare con questo passo, ampliando i nostri mercati di riferimento e lavorando per supportare i settori che oggi sono più in difficoltà. In questo scenario di incertezza, senza un intervento ponte straordinario, il rischio è quello di un serio impatto sul sistema socioeconomico. Proprio per affrontare le conseguenze della attuale situazione geopolitica e geoeconomica, abbiamo convocato i firmatari del Patto per il Lavoro e per il Clima per lunedì prossimo”.

Dando uno sguardo ai settori, le performance migliori nel 2025 sono state quelle dei prodotti dell’agricoltura, silvicoltura e pesca (+17,4% sul 2024); articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+9,0%); prodotti alimentari, bevande e tabacco (+6,8%); apparecchi elettrici (+4,8%). Segno negativo, invece, per prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (–5,7%); computer, apparecchi elettronici e ottici (–5,7%); sostanze e prodotti chimici (–3,7%).

Sul piano geografico emerge un rafforzamento dei mercati europei e una debolezza di quelli extra-europei: l’export verso l’Ue-27 è in crescita su base annua del +5,7%, mentre quello verso i mercati extra-UE registra un calo del –3,4%.

La flessione dei mercati extra-europei riguarda in particolare le Americhe (–5,5%), con una contrazione delle vendite negli Stati Uniti (–6,5%), e l’Asia nel suo complesso (–3,4%), con dinamiche differenziate: crescita verso Asia centrale (+3,5%) e Medio Oriente (+3,8%), calo verso l’Asia orientale (–7,8%).

La Germania torna a essere il primo mercato di destinazione dell’export regionale, con 10,6 miliardi di euro di vendite (12,6% del totale) e una crescita del +9,1% rispetto al 2024. Seguono, come destinazione, gli Stati Uniti con 9,4 miliardi (11,2% del totale) in calo del -6,5% sul 2024 la Francia con il 10,4% e la Spagna con il 5,5%.

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