Con il suono del corpo bandistico che ha attraversato il centro storico fino al Parco della Resistenza si è aperta ufficialmente l’edizione 2026 della Fiera di San Giuseppe, la storica “Centenaria” che da oltre cinque secoli rappresenta uno degli appuntamenti più identitari della città.

Il corteo inaugurale, accompagnato dalle autorità civili e militari e dai sindaci del territorio, ha percorso le vie del centro fino a raggiungere l’area fieristica accanto ai capannoni del Centro Fiere. Qui, all’interno degli spazi che ospitano il Mercato contadino e la Corte dei Sapori – nuova area dedicata alle eccellenze gastronomiche del territorio e delle regioni italiane – si è svolto il momento ufficiale di apertura della manifestazione.

A tagliare simbolicamente il nastro sono state le sfogline, protagoniste di uno dei gesti più rappresentativi della tradizione culinaria locale. Una scelta dal forte valore simbolico, come ha sottolineato il sindaco di Scandiano Matteo Nasciuti: «Abbiamo voluto che a inaugurare la Fiera fossero le sfogline, perché rappresentano il legame più autentico con la nostra tradizione. Nelle cucine delle nostre famiglie, attorno a un tavolo nei giorni di festa, sono nate ricette che raccontano la storia del territorio. Anche da ingredienti semplici siamo riusciti a creare piatti straordinari, come i cappelletti, diventati simbolo della nostra identità».

Il sindaco ha ricordato anche il significato più profondo della manifestazione: «La Fiera di San Giuseppe, con oltre cinque secoli di storia, continua a rinnovarsi mantenendo forte questo legame con la terra e con chi la lavora. Con il mercato contadino e la Corte dei Sapori vogliamo valorizzare proprio questo: i produttori, le tradizioni e la qualità del nostro territorio».

All’inaugurazione era presente anche l’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna Alessio Mammi, che ha sottolineato il valore sociale ed economico della manifestazione: «La Fiera di San Giuseppe è molto più di una tradizione locale: è un appuntamento che richiama persone da tutta la provincia di Reggio Emilia e dalle province vicine, un’occasione per valorizzare le produzioni del territorio a livello locale e nazionale, per ribadire il ruolo strategico dell’agricoltura per l’economia regionale e per la tenuta delle nostre comunità. Qui, nel cuore della Food Valley, celebriamo il lavoro degli agricoltori e delle imprese che portano nel mondo i nostri prodotti, simbolo della qualità dell’Emilia-Romagna. Per me è anche un ricordo personale: una passeggiata tra le bancarelle, prodotti enogastronomici da assaggiare, gli incontri con le persone. È un momento che rafforza la comunità: in un tempo in cui rischiamo di essere sempre più soli, questi appuntamenti ci permettono di stare insieme, guardarci negli occhi e condividere ciò che siamo».

Un invito a tutti i cittadini reggiani arriva dal presidente della Provincia Giorgio Zanni: «La Fiera di San Giuseppe è uno degli appuntamenti più identitari del nostro territorio. Da oltre cinque secoli accompagna la vita della comunità scandianese e dell’intera provincia, unendo tradizione, agricoltura, commercio e socialità. Manifestazioni come questa raccontano il valore delle nostre filiere agroalimentari e del lavoro di tante imprese e produttori che ogni giorno contribuiscono alla crescita economica e alla qualità della vita del territorio. Per questo l’invito è a viverla insieme, portando anche i bambini: non solo per le giostre, che sono parte della tradizione della fiera, ma anche per scoprire da vicino trattori, macchine agricole e il lavoro della terra, un bel modo per tenere vive nelle nuove generazioni le radici della nostra storia».

Durante la cerimonia è intervenuto anche Danilo Morini, da poco eletto presidente della Compagnia della Spergola, che ha sottolineato il legame tra vino e territorio: «La Spergola rappresenta profondamente queste colline e il lavoro delle aziende agricole. Il vino è uno dei modi più affascinanti per raccontare un territorio, perché parla di paesaggio, ambiente e comunità. Promuovere la Spergola significa valorizzare non solo un prodotto, ma anche l’identità e il futuro di questa terra».

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