
L’orrenda vicenda, tornata a scuotere l’opinione pubblica per la sua brutalità, risale a un pomeriggio del gennaio 2011. La vittima, una donna all’epoca 38enne, fu attirata con la falsa promessa di un’opportunità lavorativa. Prelevata sotto casa proprio dal 67enne, che oggi sta per scontare la pena, la donna credeva di essere condotta a un colloquio. Tuttavia, venne portata in un capannone isolato dove iniziò il drammatico susseguirsi degli abusi. In quello scenario di orrore, la donna fu segregata e sottoposta a violenze sessuali ripetute da parte dell’uomo e di due complici. A rendere ancor più scioccante la vicenda fu il particolare delle minacce: durante gli stupri, gli altri aggressori le puntavano alternatamente una pistola alla testa, terrorizzandola con l’idea di un’esecuzione imminente. Nonostante le ripetute intimidazioni e i tentativi degli aguzzini di comprare il suo silenzio, la vittima trovò la forza di denunciare tutto ai Carabinieri, dando così avvio a un’indagine approfondita.
Questo lavoro investigativo ha permesso, nel tempo, di identificare i colpevoli e portare il caso in tribunale. Dopo anni di procedimenti giudiziari, lo scorso 9 febbraio 2026 la sentenza del Tribunale di Nocera Inferiore è diventata definitiva. L’uomo è stato condannato a 7 anni di carcere, con pene accessorie che includono l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, il divieto di lavorare in strutture frequentate da minori e la perdita del diritto agli alimenti e alla successione. Il provvedimento restrittivo è stato eseguito il 7 marzo 2026 quando i militari sono riusciti a rintracciarlo nella sua abitazione di Reggio Emilia, dove si era trasferito nel frattempo. Dopo le consuete formalità burocratiche, l’uomo è stato condotto in carcere. Al netto di alcuni giorni trascorsi in custodia cautelare nel 2011, dovrà ora scontare una pena residua pari a 6 anni, 11 mesi e 16 giorni.


