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L’agenzia per la mobilità e il trasporto pubblico locale di Modena (aMo) ha già definito l’avvio di un’azione sociale di responsabilità nei confronti di chi ricopriva ruoli apicali, in attesa che la magistratura accerti in via definitiva ruoli e responsabilità a partire dall’ex dipendente coinvolta nei fatti. Tutto ciò con l’obiettivo di recuperare integralmente le risorse sottratte. Per questo, il Consiglio comunale non ha approvato la mozione presentata da Fratelli d’Italia che chiedeva un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di aMo che si sono succeduti negli anni interessati dall’ammanco.

La mozione è stata respinta con il voto a favore di FdI, Lega Modena, Forza Italia e Modena in ascolto, e quello contrario di Pd, Avs e M5s.

In apertura di dibattito, il sindaco Massimo Mezzetti è intervenuto per illustrare ai consiglieri cosa è stato discusso e approvato nell’assemblea dei soci di aMo che si era tenuta poche ore prima, il cui svolgimento è stato oggetto anche di un comunicato stampa da parte dell’agenzia.

Per Fratelli d’Italia, ha preso la parola per primo il capogruppo Luca Negrini rivendicando la coerenza della mozione con il lavoro svolto sul caso aMo, sostenendo che l’assemblea dei soci ha “certificato” quanto denunciato da mesi dal gruppo: i 60.000 euro prelevati dall’ex amministratore Reggianini. Il consigliere ha parlato di “responsabilità oggettiva” e di un “tentativo di copertura politica”, chiedendo le dimissioni dell’amministratore unico e annunciando che “Fratelli d’Italia non intende fermarsi finché non sarà recuperata l’intera somma”. Dal canto suo, Paolo Barani ha espresso forti dubbi sulla transazione approvata dall’assemblea, dichiarando di non avere ancora potuto visionare gli atti, esprimendo il timore che l’accordo con parte dei soggetti coinvolti possa aver sciolto il vincolo di solidarietà e compromesso il recupero integrale del danno. Secondo il consigliere, la partita resta aperta e il patrimonio pubblico non risulta ancora adeguatamente tutelato. A sua volta Ferdinando Pulitanò ha parlato di una vicenda “in salsa rossa” divenuta un “giallo” per passaggi poco lineari, accusando la maggioranza di aver difeso un sistema politico a scapito del patrimonio pubblico, criticando la scelta di un’azione risarcitoria anziché di responsabilità verso gli amministratori, rimarcando infine opacità e mancanza di trasparenza nell’assemblea dei soci. Elisa Rossini ha sostenuto che l’azione verso la dipendente non è sufficiente a recuperare i 600.000 euro, invitando a perseguire tutte le strade possibili, criticando la rinuncia all’azione di responsabilità verso gli ex amministratori e chiedendo chiarezza sull’atto transattivo. “Abbiamo perso la possibilità di recuperare l’intera somma”, ha affermato la consigliera, sollecitando le dimissioni dell’amministratore unico e maggiore trasparenza sui documenti. Dario Franco ha richiamato il rispetto delle prerogative dei consiglieri, sostenendo che l’amministratore unico debba rispondere agli accessi agli atti, criticando la gestione politica della vicenda e l’individuazione di un capro espiatorio, sottolineando infine come in gioco vi sia la credibilità delle istituzioni e la responsabilità verso i cittadini.

Andrea Mazzi (Modena in ascolto) ha definito “discutibile” la modalità con cui è stata avviata l’azione di responsabilità, limitata ai direttori e non agli amministratori, evidenziando una grave carenza di controlli interni protrattasi per anni – “Il sistema di controllo interno faceva clamorosamente acqua” – chiedendo pertanto un’azione più ampia e piena trasparenza sulle responsabilità.

Anche Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha chiesto piena chiarezza sull’intera vicenda e sulle responsabilità degli amministratori, sottolineando che la restituzione di una somma non estingue eventuali colpe. Per il consigliere l’accordo rappresenta solo un primo passo: occorre accertare tutte le responsabilità e recuperare il grosso dell’ammanco, evitando zone d’ombra che lascerebbero un vulnus per la credibilità istituzionale.

A sua volta Piergiulio Giacobazzi (Forza Italia) ha rivendicato un approccio garantista e prudente, spiegando di aver scelto di attendere gli sviluppi giudiziari, ed evidenziando inoltre la difficoltà per molti sindaci nel votare su questioni tecniche complesse senza piena documentazione, osservando che si sta procedendo “facendo cadere un muro alla volta” nel tentativo di chiarire la vicenda.

Giovanni Silingardi (M5s) ha richiamato l’obiettivo prioritario del recupero delle somme sottratte, distinguendo tra azioni di responsabilità e risarcitorie. “L’obiettivo è recuperare il denaro che manca alle casse pubbliche”, ha affermato, ricordando che restano aperte anche le iniziative davanti alla Corte dei Conti. Secondo il consigliere, la scelta compiuta dall’assemblea dei soci va quindi letta come un passaggio per incamerare subito le somme accertate, senza precludere ulteriori azioni.

Per il Pd, Diego Lenzini ha ribadito come l’interesse primario sia restituire integralmente le risorse pubbliche, chiamando in causa la dipendente di aMo coinvolta: “è lei che deve restituire in prima istanza quello che ha preso”. Il consigliere ha difeso il percorso seguito dall’amministrazione, spiegando che l’azione di responsabilità è stata avviata dopo gli approfondimenti tecnici, e ha ribadito fiducia nella magistratura per l’accertamento definitivo dei fatti. Dal canto suo Enza Carriero ha invitato a non trasformare la vicenda in terreno di scontro politico, evitando “campagne elettorali su una questione che è già al vaglio dell’autorità giudiziaria” e ricordando che l’amministrazione ha attivato tempestivamente gli strumenti giudiziari di propria competenza, e che gli accertamenti sono stati “rapidi”. Infine Fabio Poggi ha stigmatizzato il richiamo alla professione di un consigliere coinvolto nella discussione, difendendo la distinzione tra ruolo istituzionale e attività privata, ribadendo che le scelte professionali non possono essere confuse con il mandato consiliare.

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