
Un contratto che è fermo da un anno per il rinnovo del quale, il Governo ha proposto un aumento sul triennio 2022-204 che è solo un terzo dell’inflazione. Come Cgil diciamo che esiste già lo strumento, bisogna solo avere il coraggio di intervenire e aumentare gli stanziamenti previsti per i rinnovi contrattuali”. Sono le parole di Alessandro De Nicola, responsabile welfare e sanità segreteria Cgil Modena.
“Il Governo di fronte alle rimostranze sindacali, come è uso fare, invece di parlare del merito, minaccia ritorsioni con l’abolizione della legge sulla rappresentanza nel pubblico impiego.
E allora, caro Presidente della Regione, bisogna metterci più coraggio e rivendicare il contratto senza imbarazzi!
Ampliando il ragionamento ai problemi della sanità, denunciamo la nostra insoddisfazione rispetto alla qualità del dibattito. Ci sembra che negli incontri che si sono svolti i bisogni dei lavoratori e dei territori siano stati temi marginali.
E soprattutto quando si è affrontato il tema dei bisogni dei cittadini lo si è fatto in maniera superficiale e colpevolizzante, come accade quando si parla degli accessi impropri in Pronto soccorso.
I cittadini vanno nei PS, anche per i codici di scarsa gravità, perchè non trovano i medici di famiglia e perché non si capisce nulla di quello che accade nei CAU. CAU che sono presentati, di volta in volta dai tecnici di turno, ora come luoghi di salvezza per i cittadini, ora come luoghi inutili”.
“Riscontriamo un approccio troppo autoreferenziale dei professionisti, che sicuramente hanno degli enormi problemi organizzativi, ma non vediamo il giusto approccio che metta al centro della discussione e della riorganizzazione della rete sanitaria i bisogni cittadini.
Da quello che ci viene riferito dai cittadini e dai nostri iscritti, riscontriamo che in questi anni sono aumentate le disuguaglianze tra centro e periferie della provincia, sugli accessi ai percorsi di cura e alla possibilità di curarsi.
C’è il serio problema medici di famiglia, dalla carenza sino alla definizione del ruolo di questa importante figura della medicina territoriale. Abbiamo capito che i medici di famiglia nella nostra provincia sono oltre 400, che c’è una carenza di oltre 200, ma non abbiamo capito quanti sono i medici di famiglia che vanno nelle Case della Salute!
Vanno affrontati i bisogni delle persone partendo da tre dati oggettivi: l’aumento delle disuguaglianze tra centro e periferia della nostra provincia, la carenza e la cattiva organizzazione dei medici di famiglia, l’integrazione sociosanitaria. Sono questi i temi che a nostro avviso dovrebbero essere messi al centro del dibattito”, conclude Alessandro De Nicola.


