Mabic (foto Oscar Ferrari)

Sabato 2 dicembre alle 17 alla Biblioteca Mabic è in programma “La sottile linea blu”, conferenza a cura di Giorgio Viola, scrittore, storico e direttore del Museo del Combattente di Modena, che racconta la storia dell’Andrea Doria, da molti considerato il transatlantico più bello del mondo. Ingresso gratuito.

L’Andrea Doria è stato un transatlantico italiano della “Italia – Società di Navigazione”, gruppo IRI – Finmare, meglio conosciuta nel mondo della navigazione internazionale come “Italian Line”, naufragato tra il 25 ed il 26 luglio 1956 a seguito di una collisione in mare aperto con la nave Stockholm. Costruito nei cantieri navali Ansaldo di Genova Sestri Ponente, fu varato il 16 giugno 1951 e svolse il suo viaggio inaugurale da Genova a New York tra il 14 ed il 23 gennaio 1953. La turbonave prese il suo nome dall’ammiraglio ligure del XVI secolo Andrea Doria. Strutturata su 11 ponti, poteva ospitare fino a 1241 passeggeri e, quando venne varata, rappresentava uno dei motivi d’orgoglio dell’Italia, che stava cercando di ricostruire la propria reputazione dopo la seconda guerra mondiale. Degno erede dei transatlantici italiani degli anni trenta, come il Rex e il Conte di Savoia, l’Andrea Doria era considerato la più bella nave passeggeri della flotta italiana di linea ed era apprezzato in particolare per la sicurezza e la bellezza dei suoi interni, che lo facevano preferire a molti transatlantici di altre compagnie internazionali. Poco dopo le 23:10 del 25 luglio 1956, mentre stava navigando verso New York, l’Andrea Doria venne speronato accidentalmente dal mercantile svedese Stockholm della Swedish America Line al largo della costa di Nantucket (USA), in quello che fu uno dei più famosi e controversi disastri marittimi della storia. Morirono 51 persone (5 passeggeri della Stockholm e 46 dell’Andrea Doria), per la maggior parte alloggiati nelle cabine investite dalla prua della nave svedese. Il transatlantico, con una murata completamente squarciata, si coricò su un fianco e colò a picco alle ore 10:15 di giovedì 26 luglio 1956, dopo 11 ore dalla collisione, davanti alle coste statunitensi. L’inclinazione della nave rese inutilizzabili tutte le lance di salvataggio sul lato opposto a quello della collisione, che erano circa la metà. Vi fu comunque una sola altra vittima, oltre a quelle dovute alla collisione: le procedure di comunicazione di emergenza erano state rese molto efficienti a seguito del più celebre naufragio di sempre, quello del Titanic nel 1912, ed il bastimento italiano riuscì a chiamare tempestivamente altre navi in soccorso; le manovre di evacuazione furono inoltre rapide ed efficaci. L’incidente ricevette una grande copertura dai media; l’Andrea Doria fu l’ultimo transatlantico a naufragare, in quanto nell’arco di pochi anni dal suo affondamento gli aerei sostituirono le grandi navi come principale mezzo di trasporto attraverso l’oceano Atlantico. Il relitto dell’Andrea Doria non è mai stato recuperato e giace posato sulla murata di dritta a una profondità di 75 metri, in condizioni di conservazione non molto buone. Le esplorazioni subacquee hanno constatato come nel corso degli anni il materiale di pregio sia stato razziato da sommozzatori non autorizzati.

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