«L’accordo con Ferrari non accade perché a Maranello ci sono manager mecenati con un sacco di soldi. Quell’accordo è la dimostrazione a prova di scettici che la legge per la partecipazione dei lavoratori proposta da Cisl può replicare quello che abbiamo fatto col Cavallino in tutt’Italia, in tutte le aziende modenesi e reggiane, da Finale Emilia a Fiumalbo, da Guastalla a Ligonchio».

Così Rosamaria Papaleo, segretaria generale della Cisl Emilia Centrale, commenta l’intesa storica raggiunta questa settimana, grazie al traino decisivo dei metalmeccanici di Fim Cisl.

Intesa accolta tra gli applausi di migliaia di lavoratori che proprio ieri hanno concluso il lungo ciclo di assemblee tra Ferrari e Scaglietti.

«Ci hanno definiti ingenui quando Cisl ha lanciato la proposta di legge per portare la partecipazione dei lavoratori nelle imprese, anche con la distribuzione degli utili e l’azionariato diffuso – prosegue Papaleo – Sono arrivati poco dopo i maliziosi, che hanno sentenziato: la proposta di legge è la risposta di Cisl al salario minimo.

Poi hanno iniziato a firmare decine e decine di sindaci, tutti i parlamentari e i consiglieri regionali del nostro territorio. Da destra a sinistra, civici compresi.

Soprattutto, hanno firmato migliaia di persone».

OGGI IN FERRARI, ORA OVUNQUE A MODENA E REGGIO: «CI DICEVANO VISIONARI, CI ABBIAMO PRESO GUSTO»

L’accordo storico raggiunto in Ferrari –  trasforma i 5 mila dipendenti del Cavallino in azionisti del marchio tricolore che fa impazzire il mondo – per la prima volta applica nel merito e nel metodo la proposta di partecipazione lanciata da Cisl.

«Ora possiamo replicare l’accordo ovunque. Al Parlamento la possibilità di darci rapidamente la legge sulla partecipazione appena avremo depositato le firme a fine mese», incalza la segretaria Cisl, ricordando che «contiamo tanto su tutti i deputati e senatori del territorio che hanno firmato la proposta di legge».

Papaleo non ci gira intorno: «Amo parlare in modo molto chiaro. Il motore dell’accordo in Ferrari e della nostra proposta di legge è la capacità di fare contrattazione di secondo livello, cioè quella contrattazione a muso duro con l’azienda e che integra il contratto nazionale, rende più pesante la busta paga, migliora la vita delle persone. In un concetto: la nostra proposta costruisce obiettivi che con la contrattazione uniscono imprese e dipendenti, anziché soffiare sul fuoco del conflitto sociale che fa bene ai talk show, ma schianta le famiglie.

È questa la strada maestra che ha reso grande la Cisl e se ci accusano di essere dei visionari rispondiamo, volentieri, che ci abbiamo preso gusto».

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