«I cittadini stranieri regolarmente presenti sul territorio sono una realtà consolidata nel reggiano e da anni, con la loro presenza, danno un contributo importante al mercato del lavoro e al nostro tessuto economico e sociale». Gilberto Luppi, presidente Lapam Confartigianato, commenta i dati elaborati dall’ufficio studi dell’associazione in merito ai cittadini stranieri presenti sul territorio reggiano e alle imprese straniere operanti nell’area.

Come emerge dai dati, in provincia di Reggio Emilia, al 1° gennaio 2023 i residenti stranieri sono 63.840, pari all’11,6% del totale regionale, con un’incidenza sulla popolazione residente del 12,2%: un dato che fa di Reggio Emilia la dodicesima provincia in Italia per maggior incidenza. Secondo l’elaborazione dell’ufficio studi Lapam Confartigianato, al 31 dicembre 2022 le imprese gestite da stranieri registrate in provincia di Reggio Emilia sono 9.470, pari al 17,2% delle imprese totali in provincia e prima rispetto alle altre province emiliano-romagnole. L’incidenza più elevata di imprese straniere sul totale delle imprese registrate in provincia si rileva nelle Costruzioni, dove oltre un terzo delle imprese è gestito da stranieri. L’artigianato, con 5.655 imprese straniere, rappresenta il 59,7% delle oltre 9mila imprese totali gestite da stranieri. Oltre due terzi delle imprese straniere artigiane (precisamente il 69,1%) si concentra sempre nelle Costruzioni. Secondo gli ultimi dati aggiornati al 2021, Reggio Emilia è la ventunesima provincia in Italia per numero di lavoratori stranieri, pari a 45.456 cittadini stranieri di cui l’83,2% lavoratori dipendenti, il 15,7% lavoratori autonomi e l’1,1% parasubordinati. Il 77,4% dei dipendenti stranieri è impiegato nel settore privato non agricolo, il 16,7% è lavoratore domestico e il 5,9% è impiegato in agricoltura. Nel lungo periodo (dal 2012 al 2021) si osserva una crescita di lavoratori stranieri in provincia del 2,6%: nel 2021 si nota un +6,9% sui valori del 2019, dopo il calo registrato nel 2020. Il 18,5% dei lavoratori stranieri ha meno di 30 anni, il 25,1% ha tra i 30 e i 39 anni, il 29% tra i 40 e i 49 e il 27,4% ha 50 anni o più. Analizzando i dati dal 2012 al 2021 si assiste a un calo del 16,8% numero di giovani lavoratori stranieri under 30 e risulta in calo anche la totalità dei lavoratori con meno di 50 anni (-11,3%), mentre risultano in costante crescita i lavoratori stranieri con 50 anni o più (+75,7%). Al 2021, il maggior numero di lavoratori stranieri proviene da Marocco, Albania, India, Romania e Cina.

«I cittadini stranieri regolari rappresentano una risorsa importante per il nostro territorio – conclude il presidente Luppi –. La nostra capacità di cittadini e di imprenditori deve consistere nel saperli accogliere e nel garantirgli un percorso che possa permettere loro di inserirsi in società. In questo senso, sarebbe importante che il Governo prevedesse la possibilità di far accedere gli immigrati a corsi di formazione professionale per imparare quei ruoli professionali di cui c’è più carenza al giorno d’oggi e di cui le nostre imprese hanno un disperato bisogno. In questo modo avremmo l’opportunità di inserire in azienda nuove figure e andare a colmare quei posti di lavoro a oggi scoperti per mancanza di manodopera specializzata».

 

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